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22 anni senza Lucio Battisti. Motore di un’Italia felice

Oggi 9 Settembre ricorrono i 22 anni senza colui che, in un certo senso, mise in moto l’Italia di allora: Lucio Battisti. Così come accade nei motori, anche la sua musica subì profondi mutamenti, in linea con le evoluzioni del tempo. Con una sola differenza: Battisti non seguiva i cambiamenti: lui li introduceva.

Non sarà un’avventura?

Lucio Battisti nasce a Poggio Bustone (RI) il 5 Marzo 1943 da una famiglia di umili origini. Si trasferisce a Roma sul finire degli anni ’50, dove potrà perfezionare la sua passione per la musica, contaminandola con diversi influssi culturali. A metà anni ’60, in piena epoca Beat, il fiorire della cultura Folk (a Roma viene inaugurato il Piper) spazza via i residui del Boom Economico.

In quel contesto così concitato, Lucio debutta nella musica. I testi sono un po’ acerbi, la voce non impressiona, ma gli arrangiamenti sono stupendi. Battisti è infatti un vero Stakanovista delle 7 note: per lui, trovare le armonie giuste è importante quanto per un meccanico trovare il settaggio ottimale di una moto da corsa. Questo suo perfezionismo gli procurerà non pochi scontri. E se iniziasse a collaborare con un fine paroliere, a suo tempo già autore di splendidi successi?

Quel gran genio del mio amico…

Il paroliere è Giulio Rapetti, in arte Mogol, Classe 1936. Rispetto a Lucio, è una personalità complementare: possiede una cultura nozionistica e dei modi risolutivi che al cantante reatino mancano. La loro collaborazione è trionfale: dalla fine degli anni ’60 a metà degli anni ’70, il binomio infrange ogni record. La loro hit Si viaggiare del 1976 è un invito, non solo a coltivare la passione di ogni motociclista, bensì a godersi la vita.

La fine degli anni ’70 segna per Lucio Battisti un progressivo ampliamento degli orizzonti musicali: dai percorsi tortuosi della nostra penisola, il cantante vuole lanciarsi sulle Highways americane e lo fa con l’LP Images: una raccolta dei suoi successi principali in inglese. La pronuncia non eccelle, depotenziando anzi la sua singolare voce (oggetto di critiche più o meno puerili). Come accade a molti stradisti alla prima volta in pista, la tentazione di tornare ai box è forte. Lucio non riuscirà a reprimerla.

Con il fido Mogol, i rapporti si incrineranno, inquinati da aspre divergenze d’intenti per il prossimo futuro. L’iconica “motocicletta 10 hp” non soddisfa più il maturo Lucio. Con la mente, è già alle moto volanti.

Il mio canto libero

Gli anni ’80 sanciranno una grande rivoluzione per l’ormai adulto Battisti. Affiderà la stesura dei suoi testi a: la moglie Grazia Letizia Veronesi (che comparirà sotto lo pseudonimo di Velezia), prima; l’enigmatico paroliere Pasquale Panella, poi. I testi delle sue canzoni, bandiere e paradigmi di un’Italia che ancora oggi le canta a squarciagola, diventano criptiche allusioni a tematiche più complesse. Le sue musiche, dapprima armoniose e dominate dagli strumenti acustici, migrano sempre più decisamente verso le sonorità multimediali.

Altra novità evidente: i suoi mezzi di locomozione cambieranno. Dai fascinosi mezzi d’epoca agli ecocompatibili Windsurf (era avanti anche su questo), fino alle eleganti Mercedes. Il rapporto con il pubblico ed i media, dapprima conflittuale, si interromperà del tutto. Figurarsi che nel 1981, Rai gli propose di apparire in prima serata per intonare 3 delle sue hit migliori, senza interviste dalle domande imbarazzati, per 1 miliardo di Lire (trascurando l’inflazione, oltre 500.000 euro). Ebbene, Lucio rifiutò.

Il tempo di morire

La sua carriera musicale terminerà nel 1994, lasciando in eredità al grande pubblico acuti degni dei bei tempi che furono. Come un motociclista che celebra il proprio ritiro con un’ultima impennata, una volta tagliato il traguardo della sua ultima gara. Ma il rientro ai box non segnerà l’inizio di una nuova vita.

Nelle rare foto dei paparazzi, la sua forma fisica appariva più stondata che in passato. Purtroppo, non dipende solo dalla sua passione per la cucina. A metà anni ’80, Lucio Battisti torna a soffrire con i reni. La sua malattia si chiama glomerulonefrite. Un infiammazione ai tessuti dei reni che lo porterà ad una progressiva intensificazione delle dialisi fino a quel maledetto 1998.

La fine dell’estate coincide con quella delle speranze per Lucio di una guarigione miracolosa. La Vespa che dai vicoli della provincia aveva sfilato per le città di tutta Italia si sarebbe spenta a breve. Il 9 Settembre 1998.

22 anni senza Lucio Battisti

Cosa rimane alla nostra società di Lucio Battisti dopo 22 anni senza di lui? La sua musica originale, innovativa e al tempo stesso impeccabile; le sue canzoni, ancora ai vertici nelle classifiche dei Karaoke; la sua personalità così enigmatica e per questo inseguita da qualsiasi teleobiettivo l’avesse a tiro. Il ricordo di un’Italia che non c’è più ma non lo dimenticherà mai.

Federico Trombetti
Federico Trombetti
Federico Trombetti nasce in provincia di Roma nel 1992. Il suo paese sorge in prossimità di un aeroporto e forse nasce da qui la sua passione per i viaggi. Studente perenne di qualsiasi argomento gli capiti a tiro, ha 3 grandi amori: la Scrittura, nella quale si cimenta dal 1° anno di liceo, con poesie e brevi componimenti, sino a scrivere il suo primo romanzo a 17 anni e il secondo a 22 (magari un giorno li pubblicherà…); la Filosofia; i Motori, per i quali spende buona parte del suo denaro e del suo tempo libero. A 10 anni nasce l’amore per il motociclismo, a 14 il primo motorino, a 22 la prima giornata in pista. Qualche gara amatoriale e la costante voglia di migliorarsi. Grande appassionato di Musica, Cinema, Teatro e Cucina. Non sopporta i luoghi comuni, gli alcolici e la filosofia del “tutto o niente”.

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