giovedì, Gennaio 21, 2021
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295 km/h su strada in moto. Oltre l’indecenza

Questo screenshot di un video onboard inquadra una folle corsa in moto su strada, a 295 km/h. Al centro delle polemiche sulle pagine social dedicate ai motociclisti, questa foto immortala un’auto che sopraggiunge in direzione opposta, in sorpasso sulla doppia striscia continua. Le pagine social che pubblicizzano “urbi et orbi” questo scempio sono il megafono perfetto affinché la stupidità amplifichi il suo raglio.

Concorso di idiozia

Un concorso di colpa? Piuttosto, la fedelissima fotografia di un comportamento sempre più tendente all’anarchia. Per un falò così idiota, non c’è comburente migliore dei social. Dopotutto, lo sappiamo dall’adolescenza: per quanto sbagliato, qualsiasi atteggiamento abbia un seguito si presta all’emulazione.

Nel 2020, queste situazioni trovano parziali attenuanti. Pandemia, Lockdown e regioni variopinte limitano moltissimo le uscite con la moto (e non solo con quella…). Non solo, il web pullula di esempi nocivi per chiunque decida di indossare il casco, inserire la 1° e partire. Succede che la frustrazione si fonda con l’umana debolezza e ne scaturisca un cocktail micidiale.

Il genio di cui sopra guida una Suzuki GSX-R 750. Sta viaggiando in 6° piena, a ridosso della zona rossa (stavolta ci riferiamo a quella del contagiri) a 295 km/h indicati su strada. Pur conoscendo la generosità dei tachimetri stradali, la velocità è comunque folle. Ciliegina sulla torta, un’auto che percorreva la strada in direzione opposta stava sorpassando, infischiandosene della doppia striscia continua sotto le sue ruote.

Uscita d’insicurezza

Una bravata che trasuda incoerenza da tutti i fori. Spesso ci si lamenta, a ragione, delle sconnessioni presenti sul nostro asfalto, a fronte di tasse di possesso stellari. Certo è che una simile velocità non aiuta la ciclistica ad assorbire le asperità. Idem per le protezioni: a tali velocità, qualsiasi insetto può scuotere l’equilibrio del sistema “moto-pilota”. Non c’è abbigliamento tecnico che possa superare la prudenza.

Ma tali sfide hanno anche un valore attitudinale. In pista, stabiliti: tracciato, mezzo, preparazione ed esperienza (non necessariamente in quest’ordine), ci sono risultati più o meno soddisfacenti. In strada, troppe variabili possono alterare il risultato. Prima fra tutte, neanche a dirlo, la sicurezza. Troppi potenziali ostacoli, imprevisti; vie di fuga neanche a parlarne.

Errata corrige

La riapertura dei confini regionali prima dell’estate ha ammesso nuovamente i giri in moto. Le prime settimane sono state bollettini di guerra: incidenti, cadute, post lacrimevoli sui social ed il solito atteggiamento squadrista e forcaiolo verso ogni tipo di colpevole. Eccetto se stessi, ovviamente. Date retta: il cliché dell‘Easy Rider veloce come il vento ed ignorante come una motozappa è più démodé dei pantaloni “a zampa d’elefante”.

Apparire saccente non è lo scopo di questo contenuto; condannare certi gesti, si. Nella speranza che un po’ di sale in zucca torni a tutti noi. Approfittate delle numerose promozioni natalizie: su quelle non c’è restrizione che tenga. Per quando il sole tornerà a splendere, regalatevi un Track Day come si deve. Chissà: potreste avere del talento ed esibirlo sul palcoscenico che meritate.

Federico Trombetti
Federico Trombetti nasce in provincia di Roma nel 1992. Il suo paese sorge in prossimità di un aeroporto e forse nasce da qui la sua passione per i viaggi. Studente perenne di qualsiasi argomento gli capiti a tiro, ha 3 grandi amori: la Scrittura, nella quale si cimenta dal 1° anno di liceo, con poesie e brevi componimenti, sino a scrivere il suo primo romanzo a 17 anni e il secondo a 22 (magari un giorno li pubblicherà…); la Filosofia; i Motori, per i quali spende buona parte del suo denaro e del suo tempo libero. A 10 anni nasce l’amore per il motociclismo, a 14 il primo motorino, a 22 la prima giornata in pista. Qualche gara amatoriale e la costante voglia di migliorarsi. Grande appassionato di Musica, Cinema, Teatro e Cucina. Non sopporta i luoghi comuni, gli alcolici e la filosofia del “tutto o niente”.

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