mercoledì, Settembre 28, 2022
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VIDEO: A che serve il freno posteriore in MotoGP e SBK?

L’ultimo contributo tecnico di Sylvain Guintoli, ci guida alla scoperta di un interessante elemento: il freno posteriore. Molti ne fanno un principio assoluto, altri lo ritengono un accessorio superfluo. Dopo tanti consigli tecnici, scopriamo con Sylvain a cosa serve il freno posteriore.

Not a fan

A scanso di equivoci, Sylvain Guintoli precisa di non essere un fan del freno posteriore, con tanto di esempi: nel 2014, che lo ha visto Campione del Mondo di SBK in sella all’Aprilia RSV4, non lo ha mai utilizzato; durante la 1° delle 8 Ore di Suzuka 2019, Sylvain dominava pur senza utilizzarlo. I motivi sono 2. Il 1° è strettamente personale: le sue gambe molto lunghe non gli permetterebbero di azionarlo senza penalizzare la guida; il 2° è tecnico: con un 4t, scalando le marce al momento giusto il freno motore è tale da non richiedere il freno posteriore.

A che serve il freno posteriore in MotoGP e SBK?

Premesso questo, il collaudatore Suzuki ci spiega il suo apporto alla guida. Si parte dal metodo “5 in 1”: quando si arriva ad una curva, si molla il gas di colpo e si prende in mano il freno per staccare forte. Nel frattempo, si scalano le marce ed il freno motore dei 4t spinge sulla ruota posteriore, scomponendo la traiettoria ideale. A questo punto, “pelare” il freno posteriore ristabilizza l’assetto della moto. Aiutarsi con il Leg Dangle è provvidenziale.
In questo momento interviene il Trail Braking: la tecnica secondo cui si porta il freno posteriore fino al punto di corda. Nella staccata, tutto si sposta di qualche metro: guadagneremo qualche istante di “Full Gas” e stabilizzeremo meglio la moto in percorrenza. In uscita di curva, molti piloti di MotoGP tornano ad usare il freno posteriore. Il buon Sylvain quì si converte: alla guida della Suzuki GSX-RR, lo usa anche lui.

Altre testimonianze

Sui motori 2t il freno posteriore si usava molto di più. In staccata c’era molto meno freno motore ed insistere con quello anteriore avrebbe sovraccaricato la forcella. Le piccole cilindrate non accettavano di buon grado il gas parzializzato e, per evitare rotture, i piloti lo aprivano del tutto, liberando mano a mano il freno dietro. Le 500 2t non avevano molta elettronica ed in uscita di curva i piloti smussavano la brutalità dell’erogazione (e la tendenza all’impennata) con un po’ di freno posteriore.
Apoteosi di questa tecnica era Casey Stoner. Il Canguro Mannaro guidava all’opposto di qualsiasi altro pilota nella storia, concentrandosi molto sul retrotreno (reduce da anni vittoriosi sullo sterrato). mediante il freno posteriore, poteva controllare l’erogazione della moto con sensibilità, soprattutto nelle piste più veloci. Non a caso, ha vinto per 6 anni di seguito le gare di MotoGP a Phillip Island.  
Altri aneddoti ci spiegano a cosa serve il freno posteriore. Mick Doohan, per via del suo infortunio nel 1992, non sarebbe riuscito a gestire la pressione sulla leva. Honda ne costruì una curiosa variante “a pollice”. Redditizio? Mick Doohan è stato campione del Mondo della Classe 500 dal 1994 al 1998.

Federico Trombetti
Federico Trombetti
Federico Trombetti nasce in provincia di Roma nel 1992. Il suo paese sorge in prossimità di un aeroporto e forse nasce da qui la sua passione per i viaggi. Studente perenne di qualsiasi argomento gli capiti a tiro, ha 3 grandi amori: la Scrittura, nella quale si cimenta dal 1° anno di liceo, con poesie e brevi componimenti, sino a scrivere il suo primo romanzo a 17 anni e il secondo a 22 (magari un giorno li pubblicherà…); la Filosofia; i Motori, per i quali spende buona parte del suo denaro e del suo tempo libero. A 10 anni nasce l’amore per il motociclismo, a 14 il primo motorino, a 22 la prima giornata in pista. Qualche gara amatoriale e la costante voglia di migliorarsi. Grande appassionato di Musica, Cinema, Teatro e Cucina. Non sopporta i luoghi comuni, gli alcolici e la filosofia del “tutto o niente”.

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