giovedì, Agosto 13, 2020
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Allenamenti irregolari in MotoGP. Che senso ha?

La stagione 2020 del Motomondiale sta finalmente per iniziare. Parallelamente, ed anche più velocemente, ricominciano le polemiche. Quest’oggi si parla di allenamenti irregolari dei piloti che corrono in MotoGP. Di cosa si tratta?

Allenamenti irregolari in MotoGP

Come sappiamo da regolamento, i piloti che corrono in MotoGP non possono utilizzare, al di fuori di gare e test, i prototipi con i quali disputano la stagione. Cercano allora di riprodurre in scala quelle stesse sensazioni con altri mezzi: Andrea Dovizioso si allena con il Motocross; Valentino Rossi ha il suo Ranch a Tavullia, va spesso a girare con la MiniGP nei Kartodromi o con la Yamaha R1 a Misano o al Mugello.

Le limitazioni non finiscono quì: i mezzi adibiti a questi allenamenti devono essere strettamente di serie. Molti piloti sembrano non aver ottemperato a questo vincolo ed è stata avviata un inchiesta. Come per ogni provvedimento degno di questo nome, ci vuole un nome forte che catalizzi l’attenzione. Stavolta, nella Black List spunta Fabio Quartararo.

Dura lex, sed lex

FIM (Federazione Internazionale Motociclistica):

I Commissari della FIM MotoGP sono stati informati di possibili violazioni del regolamento relativo all’allenamento e alle prove, in particolare dell’articolo 1.15.1 c) . Come promemoria ricordiamo che i piloti della classi Moto3 e Moto2 non sono autorizzati a effettuare ulteriori test privati nel 2020, e lo stesso vale per i piloti della MotoGP, a meno che non appartengono a costruttori che si possono avvalere delle concessioni. Queste restrizioni per tutte le classi sono espressamente previste dall’articolo 1.15.1 del regolamento FIM, inclusi i dettagli delle moto che possono essere utilizzate per l’allenamento e la familiarizzazione con i tracciati. Le audizioni dei centauri che potrebbero aver infranto le regole saranno svolte al GP di Spagna 2020 sul tracciato di Jerez. In tal modo verranno ascoltate le parti interessate e sarà concesso maggior tempo per indagare sui dettagli”.

Ha davvero senso?

Questa limitazione durante i test ufficiali nasce con l’obiettivo teorico di contenere le spese e quindi il divario tra team più o meno abbienti. Purtroppo però, buona parte dei provvedimenti votati a ridurre i costi, finiscono per generare l’effetto contrario (e non solo nel motociclismo…). Per cui ci chiediamo: ha davvero senso limitare così i piloti durante gli allenamenti?

Liberalizzando le configurazioni delle moto utilizzate nei test, si partirebbe da una situazione di assoluta parità. Tanto, laddove si proibisca l’utilizzo di prototipi, nulla al mondo è in grado di riprodurne le performance assolute e le reali sollecitazioni.

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