La crisi 2026 di MV Agusta esce finalmente allo scoperto con un comunicato ufficiale diffuso dalla Casa di Schiranna, che dopo settimane di indiscrezioni conferma apertamente difficoltà operative e finanziarie e l’accesso alla composizione negoziata della crisi. Non è un fulmine a ciel sereno: già tempo fa avevamo raccontato i primi segnali di difficoltà del marchio, legati proprio al rapporto con il gruppo austriaco. Ora però la situazione si fa più concreta, e MV Agusta prova a mettere ordine tra fatti confermati e voci circolate senza riscontro.
Le indiscrezioni sulla crisi di MV Agusta 2026
Il punto più delicato riguarda lo stabilimento di Varese, dove secondo diverse fonti la produzione sarebbe ferma dallo scorso aprile per problemi finanziari e per intoppi nella catena di fornitura. Alcuni concessionari lamentano disponibilità limitata di moto nuove e ritardi nei ricambi, mentre una ripartenza a ottobre resta solo un’ipotesi, non una data ufficiale.
Cosa sappiamo davvero di MV Agusta e CFMOTO
Il capitolo che ha fatto più rumore è quello legato a CFMOTO, il colosso cinese che avrebbe trattato l’ingresso nel capitale con una quota del 49%, accompagnata da un investimento per finanziare il rilancio industriale. Si è parlato anche di un memorandum discusso a giugno e poi arenato sulle condizioni economiche, oltre a voci più spinte su una cessione già chiusa al 51% con l’uscita della famiglia Sardarov. Il comunicato, però, conferma la proprietà al 100% di Art of Mobility, smentendo di fatto lo scenario più estremo.
Il nodo dei 35 milioni e l’addio a KTM
Dietro ai problemi di liquidità c’è anche l’eredità della separazione da KTM, un rapporto che aveva coinvolto distribuzione, acquisti e logistica in modo molto stretto. Ricostruire da soli queste funzioni, come già avevamo notato quando KTM aveva rilevato una quota di MV Agusta, ha un costo reale sul capitale circolante. Circola anche la cifra di 35 milioni di euro di aumento di capitale mai arrivato da parte di Art of Mobility, che l’azienda non conferma né smentisce apertamente.
Cosa sapere sulla composizione negoziata
- La CNC non è un fallimento né una liquidazione, ma uno strumento di risanamento previsto dalla legge italiana.
- L’azienda viene affiancata da un esperto indipendente nel confronto con banche e creditori.
- Serve a ridefinire scadenze, debiti e piano industriale, non a risolvere la crisi in automatico.
- L’accesso alla CNC richiede prospettive concrete di risanamento.
Le vendite crescono ma la crisi di MV Agusta 2026 non si chiude
I numeri commerciali, va detto, raccontano un’altra storia. Sono 2.166 moto immatricolate nel primo semestre 2026. Ovvero, il 3,4% in più rispetto al 2025, con l’Italia che vola a +28,8%. Un dato però da leggere con attenzione, perché tolto il mercato italiano gli altri Paesi scendono complessivamente. Resta insomma un marchio che conserva appeal commerciale. Ma che, in sintesi, ha bisogno urgente di una struttura finanziaria più solida per trasformarlo in stabilità produttiva.





