Dopo l’estromissione dal team Ducati Factory, per accogliere Jack Miller, Danilo Petrucci ha firmato con KTM per correre nel 2021. Le alternative a disposizione contemplavano un passaggio in Aprilia o nella SBK sulla Panigale V4R del team Aruba. Posto tutto ciò, Danilo Petrucci ha scelto di andare in KTM, la quale scelta va integrata con una doverosa postilla: correrà in Tech3.
Danilo Petrucci in Tech3. Chi era costui?
Le righe che seguono non hanno il minimo intento denigratorio verso il team di Hervé Poncharal, ma sono una considerazione generica. Tech3 gareggia in MotoGP da quasi 2 decenni, durante i quali ha ottenuto ottimi risultati, se rapportati allo status di team privato. Ben Spies vi chiuse la sua prima stagione in MotoGP in 5° posizione; Andrea Dovizioso ritrovò la voglia di correre dopo 3 anni di HRC. Cal Crutchlow vi ottenne una pole position ad Assen 2013, sfiorando la vittoria nella successiva tappa del Sachsenring; Johann Zarco vi disputò uno stupendo 2017, spesso beffando gli ufficiali e mettendo talvolta in difficoltà Marc Marquez. Nulla da eccepire sul loro operato, quindi.
Scelta razionale del pilota
Detto ciò, un team satellite rimane tale: pur anche disponendo di aggiornamenti ufficiali, non ci sono gli stessi ingegneri che li hanno sviluppati e deliberati. Gli ingaggi sono quelli che sono (sempre Dovizioso, nel 2012, dovette autofinanziarsi i freni). Tutti fattori che disincentivano alla permanenza in MotoGP, soprattutto se forzata. Va poi detto che KTM, nonostante apprezzabili miglioramenti, sia ben lungi dal poter lottare per la vittoria anche con le RC16 ufficiali.
Non commentiamo oltre la scelta, per la quale il pilota ternano avrà i suoi validi motivi. Ribadiamo quanto scritto in precedenza. Un pilota sceglie dove correre e chi sfidare e su quali mezzi, secondo criteri inaccessibili ai più. Perciò, non bisogna giudicarlo ma solo ammirarlo.





