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Che differenza c’è tra pilota e amatore? La risposta vi sorprenderà

Quando in pista vediamo un pilota sfrecciare davanti ad un amatore ci chiediamo da dove provenga tanta differenza. Noi vi diamo la nostra interpretazione.

La prima differenza tra amatore e pilota

La numero 0 è contenuta nella domanda: un pilota, anche se pagante e costretto a lavorare per mantenersi (ce ne sono anche in WorldSBK), si prepara fisicamente e mantiene un severo regime alimentare. Non lo vedrete mai ingozzarsi di brioches stracariche di burro e marmellata prima di entrare (soprattutto se è in zona Over 30).

Marc Marquez ed Honda

Guardatelo poi salire sulla moto. La sua attenzione è volta a cercare la posizione ideale sin da fermo. Questo lo aiuta a spingere giù la moto con la gamba esterna, lasciando la parte interna del corpo libera. Quindi, a rannicchiarsi dietro al cupolino ad ogni rettilineo. E’ la costante della sua equazione, il porto sicuro dal quale parte e al quale fa ritorno dopo ogni curva.

Siete già partiti?

Una volta in marcia, il pilota non ha bisogno di scaldare le gomme, o almeno così sembra. Partire allegri abitua la mente, il corpo e la stessa moto alla velocità. Di più: ritrovare sin da subito le linee e le marce giuste per quel tracciato facilita il lavoro da svolgere in giornata (il time attack, se quello è lo scopo o il passo se si punta sulla costanza).

Ed arriviamo al momento clou: le linee. Altra costante nell’equazione della velocità di un pilota sono proprio le traiettorie. A parità di tracciato, condizioni e mezzo, un pilota passa sempre sullo stesso centimetro di asfalto, nella stessa posizione in sella, frenando sempre negli stessi punti per accelerare nello stesso modo. Logico che combacino anche velocità ed angolo di piega. Ed ecco spiegati i magici giri fotocopia.

Comme se fa

Ed ecco che finalmente parliamo di guida. Premesso che il vero controllo del mezzo lo si ha da quando si prende in mano la leva a quando la si rilascia del tutto, i piloti frenano più tardi degli amatori e, pur riducendone via via l’intensità, portano la frenata sino al punto di corda. Da lì prendono in mano il gas ed aumentano costantemente l’apertura. Ne consegue che i tempi morti senza freno e senza gas siano minori.

Il pilota tiene sempre la moto più dritta. Si perché, come spiegato da alcuni YouTubers, la circonferenza della ruota si accorcia in piega, accorciando al tempo stesso il rapporto. E se questo da un lato fa salire i giri, dall’altro fa fare meno strada. A moto dritta, invece, a parità di velocità della ruota posteriore, si fa più strada per via della maggiore circonferenza.

Non ti curar di loro ma guarda e (sor)passa

Soprattutto, il pilota sfrutta tutto della pista. In un punto specifico c’è un ondulazione dell’asfalto che può tornargli utile (per capire il limite dell’avantreno, ad esempio)? Ci passa. C’è una pianta in corrispondenza del suo punto di staccata? La prende come riferimento (anche per superarla, eventualmente).

Quel cordolo è parabolico? Ci passa sopra? E’ dentellato e nocivo per la stabilità? Lo evita come la peste. In quella determinata marcia il motore raggiunge il limitatore? Grande aiuto per intervenire sulla rapportatura del cambio.

Parallelamente, il pilota ignora tutto il resto. Se fuori dalla linea ideale c’è una chiazza d’olio, del filler o anche l’orso bruno, lui non se ne cura. Non gli interessa.

Conclusione affrettate

Alla fine dei conti, rispetto ad un amatore il pilota è più tecnico. Studia maggiormente ciò che accade sulla moto e ciò che lui stesso fa in sella. Qualsiasi variazione nella sua formula per la velocità dev’essere prima sperimentata ed approvata. Una linea differente? Una diversa posizione in sella? Un altro modo di utilizzare il gas o il freno? Prima si prova, poi si applica.

Paradossalmente, il pilota è anche più istintivo. Il suo background di competenze acquisite ed esperienza sul campo gli permette di capire prima le ragioni della sua velocità o lentezza, grazie ad una gamma più ampia di indicatori (acustici, visivi, tattili etc.).

Indi per cui: la differenza tra un pilota ed un amatore è che “un pilota è un pilota ed un amatore è…un amatore.”

Ci siete rimasti, vero?

Federico Trombetti
Federico Trombetti
Federico Trombetti nasce in provincia di Roma nel 1992. Il suo paese sorge in prossimità di un aeroporto e forse nasce da qui la sua passione per i viaggi. Studente perenne di qualsiasi argomento gli capiti a tiro, ha 3 grandi amori: la Scrittura, nella quale si cimenta dal 1° anno di liceo, con poesie e brevi componimenti, sino a scrivere il suo primo romanzo a 17 anni e il secondo a 22 (magari un giorno li pubblicherà…); la Filosofia; i Motori, per i quali spende buona parte del suo denaro e del suo tempo libero. A 10 anni nasce l’amore per il motociclismo, a 14 il primo motorino, a 22 la prima giornata in pista. Qualche gara amatoriale e la costante voglia di migliorarsi. Grande appassionato di Musica, Cinema, Teatro e Cucina. Non sopporta i luoghi comuni, gli alcolici e la filosofia del “tutto o niente”.

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