lunedì, Maggio 16, 2022
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Essere Samuele Cavalieri. Nel nome il suo destino

C’è chi nasce predestinato e chi porta nel nome il proprio destino. E’ il caso di Samuele Cavalieri che ha intrapreso la carriera di pilota di moto da corsa, moderno cavaliere di potenti destrieri a due ruote.

Il pilota Samuele Cavalieri

Originario di Lido degli Estensi, in provincia di Ferrara, Samuele vanta un percorso invidiabile; dopo due ottime stagioni (2019-20) nel Campionato Italiano Velocità e con qualche bella apparizione nel WorldSBK; nel 2021 ha preso parte ai primi tre round della massima serie delle moto derivate dalla produzione, insieme al Team Pedercini.

Dopo una pausa di qualche gara, “Cava”, come lo chiamano gli amici, non si è lasciato sfuggire la possibilità di provare la nuovissima Ducati Panigale 955 V2, del team Schacht, nel National Trophy; qui ha vinto due gare, fino alla chiamata del team Barni, nuovamente nel mondiale Superbike, per sostituire Tito Rabat.

Dopo cinque round mondiali e le prime gare extraeuropee della carriera, lo troviamo pronto a cogliere una nuova sfida; questa volta insieme al Team Kawasaki Black Flag, nella top-class del CIV 2022.

Lo abbiamo incontrato varie volte durante il 2021 e l’inizio del 2022; tutto per realizzare questa lunga intervista, che ci racconta l’ultima parte della carriera di Samuele, che deve ancora far vedere molto del proprio talento.

Dalla spiaggia di Lido di Spina (FE), al paddock della Superbike; passando per il truck del Team Barni, per le nostre cene e le frequenti telefonate, ci siamo fatti dire qualcosa in più sulla sua vita.

Samuele Cavalieri
Foto: Christian Fussi

L’intervista a Samuele Cavalieri

Qual è stato il tuo primo approccio con una moto e chi ti ha trasmesso questa passione?

“Il mio primo approccio l’ho avuto all’età di quattro anni circa, nella mia famiglia non c’erano degli appassionati di moto; guardavano le gare ogni tanto, ma erano più appassionati di calcio e al massimo di Formula1”.

“Una domenica pomeriggio, mio zio, che è anche mio vicino di casa, doveva uscire in moto con gli amici per fare il classico giro. Mi ricordo che quando l’ha messa in moto è stato come se in me fosse scattata una scintilla”.

Da quel momento ho iniziato a rompere le scatole un po’ al mio papà per farmi andare a Pomposa nella pista qui vicino a casa. Alla fine ha ceduto e mi ha comprato un mini cross da girare attorno al giardino di casa”.

Ero talmente piccolino che non riuscivo a toccare in terra e mi dovevano prendere al volo; da questo sono poi riuscito a convincerlo a farmi provare la minimoto sempre a Pomposa, quelle a noleggio e da quel momento anche lui si è un po’ appassionato”.

“Vedendo che andavo bene. Abbiamo comprato la prima minimoto che era solo il divertimento della domenica, poi ho iniziato a fare le prime gare regionali, poi le nazionali, ed eccoci qua”.

La tua prima vittoria?

“La prima vittoria me la ricordo ancora; ero ad un campionato regionale al primo anno di gare nella pista di Portomaggiore ed è stato bello perché in quel campionato c’erano già tutti i piloti più forti.

“La maggior parte provenivano dalla Romagna; molti di questi sono oggi in MotoGP o in Superbike con me e posso dire che ce le siamo sempre suonate di santa ragione fin dai tempi delle minimoto”.

Hai esordito in Superbike con Motocorsa nel 2019, 2 tredicesimi posti e in Gara2 a Misano sei arrivato davanti anche a Bautista.

“Quello è stato uno dei momenti più eccitanti della mia carriera. Perché in quella stagione avevo iniziato molto bene il CIV, ed ero 2° in classifica dietro a Pirro“.

Il team decise di farmi il regalo della Wild Card alla gara di Misano del WorldSBK. E’ stato qualcosa di unico perché mi sono trovato in pista con i miei idoli, con i miei riferimenti di sempre”.

“E’ stato un flash e già dalla prima giornata di test che avevamo fatto, in cui c’erano tutti. Lo ricordo come un weekend positivo, la moto era molto diversa, ma mi son trovato subito bene. Quel weekend era piovuto tanto e non sono riuscito a fare tanti chilometri però è stata una bella esperienza. Guadagnare 3 punti in una e 3 punti nell’altra gara in un round del mondiale è stato unico”.

Da Misano 2019, dove tutti sapevano che andavi molto forte al CIV, non hai pensato che la tua carriera stesse raggiungendo il primo grosso traguardo?

“Sì! Anche in quella stagione il CIV era pieno di piloti di altissimo livello come: Savadori, Pirro, Zanetti e altri molto forti; quando ho visto che ero diventato uno dei riferimenti di quel campionato, mi son reso conto di aver raggiunto un buon livello”.

“La Wild Card a Misano è stata la prima parte di un sogno perché, tutti sognano di diventare campioni del mondo; già disputare una gara nel mondiale con tutti i più grandi, con cui ci giochi sempre alla PlayStation, o li guardi in televisione alla domenica da casa è veramente emozionante”.

“In quel momento ho capito che stavo raggiungendo un buon livello e mi sono detto di lavorare sodo, impegnarmi sempre di più per raggiungere i miei obbiettivi”.

Anche perché la cosa che conta di più è lavorare.

“Io dico sempre che gran parte del lavoro si fa a casa e in pista si raccoglie sempre quello che si semina durante le settimane precedenti; l’allenamento, sia mentale che fisico conta molto così come conta il rapporto col team”.

“Sentirsi col team durante le settimane aiuta a creare una sinergia che arrivati alla gara rende tutto più facile. Alle gare non si fa altro che raccogliere quello che hai preparato precedentemente”.

Samuele Cavalieri

La chiamata del Team Barni Racing

Successivamente hai ricevuto la chiamata di Barni Racing e hai lottato per il titolo italiano, fino alla celebre gara di Vallelunga dove (tu e Pirro), non avete disputato la gara della domenica per l’episodio legato alle coperture Pirelli.

“E’ chiaro che dopo quella gara di Misano e quell’anno in cui ho concluso 4° assoluto, ho ricevuto la chiamata dal Team Barni Racing; mi sono detto che dovevo fare un’altro step, perché fino ad allora avevo lascito al caso un pò troppe cose”.

“Lo scorso anno mi sono giocato il titolo con Savadori fino all’ultima gara e sono stato il primo con Ducati; mi sarebbe piaciuto giocarmela meglio, anche se era difficile vincerlo, perché sono arrivato all’ultima gara che avevo abbastanza punti, ma nelle gare non si può mai essere sicuri”.

“C’è stato qualche problema a livello di regolamento con gli stickers delle gomme. Ho provato comunque, anche se partivo ultimo rimontando il più possibile, ma Savadori ha vinto il titolo”.

Se devo correre, devo farlo perchè lotto per vincere o per il podio

“Per Gara 2, io ero matematicamente 2°; non ero contento per come erano andate le cosa e d’accordo con Michele Pirro ed il team abbiamo deciso di non partecipare. Se devo correre, devo farlo perché lotto per vincere o per il podio”.

“Oramai la classifica era definita e partire ultimo per qualcosa che non dipendeva da me non era nelle mie intenzioni. Avrei fatto solo una brutta corsa, piena di nervosismo e basta.

Samuele Cavalieri

Un’altra bella stagione, poi una chiamata dall’Inghilterra. Ma hai preferito andare in Superbike da Pedercini per tre round dove sei sempre stato davanti a Cresson, nonostante non avessi una Kawasaki Ninja aggiornata.

“Dopo il 2020 in cui ho sostituito Melandri sempre nel Team Barni, mi sono reso conto che il livello era alto, ma ci potevo stare; il mio obbiettivo era quello di fare il mondiale con Ducati che è una moto che conosco bene, ma non è stato purtroppo possibile”.

“Sono passati mesi difficili per me, poi ho avuto la chiamata da Lucio Pedercini. Il suo è un team con tanta esperienza, un team solido, sapevo che non sarebbe stato facile. E’ partito tutto un po’ in salita, non siamo riusciti a prendere parte ai test e non avevo una Kawasaki aggiornata al contrario degli altri”.

“Ho fatto tre gare importanti dove ho maturato esperienza, stando sempre davanti al mio compagno di squadra. E’ un team dove mi sono trovato molto bene, molto famigliare e per un pilota è importante perché mi ha dato molta serenità”.

Gli amici piloti

Quali sono i piloti con cui hai legato e dai quali hai imparato di più e con cui ti sei confrontato meglio, ed hanno fatto parte della tua carriera.

“Questa è una domanda tosta (ride). In assoluto Michele (Pirro ndr.), che mi ha seguito in questi anni; allenarmi con lui, condividere il box nel Team Barni, vedere i suoi dati della telemetria, andarlo a vedere quando fa dei test con la MotoGP e vedere il metodo di lavoro che ha un pilota del Motomondiale con un team ufficiale mi ha insegnato tanto”.

“Allenarsi fuori dalla moto, quindi palestra o bici con lui, mi è servito tanto. Passarci tanto tempo al di fuori dell’autodromo, mi ha migliorato tanto, soprattutto negli aspetti in cui ero carente”.

Oltre a Pirro non ho avuto gran rapporti; mi ha sorpreso molto Franco Morbidelli, con cui mi sono trovato spesso a fare motocross, ed è una persona squisita, davvero un ottimo ragazzo”.

Samuele Cavalieri

La seconda parte del 2021 ti ha regalato altre due esperienze importanti, una al National Trophy con il team Schacht e il ritorno in Superbike con Barni Racing, entrambe su Ducati.

“Lasciato il Team Pedercini sono stato chiamato al National Trophy per sviluppare la nuova Ducati Panigale V2, che nel 2022 prenderà parte al mondiale Supersport. Mi sono trovato molto bene, ritrovando il piacere di guidare e divertirmi”.

“Ho disputato tre gare nel team Schacht, supportato da Barni Racing e mi sono trovato molto bene anche con loro. A settembre, dopo la separazione di Rabat da Barni, ho avuto la possibilità di tornare in Superbike e disputare le ultime cinque gare del campionato”.

“E’ stata una bellissima avventura perché oggi il livello di quella categoria è altissimo e non è facile andare forte e soprattutto, ci sono tanti team ufficiali. Aggiungo anche di aver corso in piste nuove per me, passando da una Kawasaki a una Ducati, senza fare nessun tipo test, ed è ancora più difficile”.

“Nonostante tutto, ci siamo tolti qualche soddisfazione e abbiamo avuto qualche buono sprazzo; è chiaro che mi sarebbe piaciuto che queste fossero state le prime cinque gare di un rapporto continuativo e non per rimpiazzare Tito (Rabat n.d.r), e avrei preferito iniziare con un progetto, ma non è stato possibile. Anche se un po’ mi dispiace, ringrazio ugualmente il team per l’opportunità che mi ha dato”.

Sei andato per la prima volta fuori dall’Europa, su piste mai viste, per giocartela con i migliori del mondo. Il round dell’Indonesia rappresentava un circuito nuovo per tutti, dove avresti potuto sfruttare l’effetto sorpresa. Com’è andata?

“Sono tornato dall’Indonesia un po’ amareggiato perché nelle prove non eravamo andati male. Partivo quattordicesimo, ma ero a due decimi di secondo da Bautista che era ottavo, perciò eravamo tutti molto compatti”.

“L’inconveniente meteo che ci ha fatto saltare una gara, mentre un’altra l’abbiamo disputata con la pista mezza allagata, correndo a ridosso dell’imbrunire e non ho potuto far vedere quanto mi ero trovato bene nelle prove”.

“Il fatto che fosse una pista nuova per tutti era un buon ingrediente per far bene, ma l’ho pagata con il meteo. Andare fuori dall’Europa è stato bello, anche se l’emergenza Covid-19 ha condizionato molto questi spostamenti. Abbiamo viaggiato con un sacco di fogli in mano e potevamo fare principalmente hotel-circuito-hotel, senza troppe pretese”.

“Per uno come me che non era mai uscito dall’Europa nemmeno in vacanza, è stato comunque emozionante e condividere la pista con quei piloti è sempre qualcosa di unico. Farlo in un palcoscenico internazionale come quello e soprattutto, fuori dal nostro continente, è stato davvero eccitante.”

Samuele Cavalieri
Foto: Christian Fussi

Un nuovo progetto per il 2022

Da quando sono usciti i calendari di Superbike e CIV, c’è stato movimento nei vari paddock, tra piloti che si cercano una sella per la nuova stagione e i team che si vogliono garantire le prestazioni dei talenti più forti. Tu hai sposato un nuovo progetto e hai scelto di guidare una Kawasaki come un anno fa.

“Ero già stato contattato da Black Flag a metà estate 2021, ma ero già in procinto di partire con Barni per dare il cambio a Rabat. Ci siamo quindi risentiti e ho trevato un team di gente giovane e con voglia di fare e dimostrare”.

“E’ un progetto supportato da Kawasaki ed ho avuto modo di parlare con gli uomini della ‘casa’, che tengono molto a questo progetto. Anche questa non è una sfida facile perché sarò l’unica Kawasaki in Superbike al CIV e sono curioso di fare primi test”.

“L’anno scorso è stato l’ultimo anno senza la centralina ‘Motec’ e sono curioso di provare anche questa novità. Il team è strutturato bene e si può fare un bel lavoro insieme”.

Samuele Cavalieri è nato a Bologna il 7 giugno del 1997, vanta due vittorie al CIV nella classe Superbike con il Team Ducati Barni. Ha militato anche nel team Ducati Motocorsa, con cui ha esordito nel WSBK e nel team Kawasaki Pedercini.

Discendente di una storica famiglia che opera in campo ittico, è uno degli italiani più promettenti della categoria 1000 delle derivate di serie.

Alex Ricci
Alex Ricci
Nato a Faenza (RA) nel 1979, ma originario di Fusignano, da padre orgogliosamente romagnolo e madre ladina della provincia di Belluno. Motociclista. Scrittore "neo neo neo realista". Reporter freelance, per qualcuno anche fotografo. Divulgatore di motociclismo, collaboro con smanettoni.net. Amo la letteratura, la musica, suono il basso, adoro Sting e i Depeche Mode. Appassionato di storia, di geografia e letteratura. Il mio scrittore preferito è Ernst Junger, il mio reporter di riferimento: Ryszard Kapuściński. Mi piace raccontare storie.

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