domenica, Maggio 28, 2023
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I migliori anni della MotoGP quali sono (e saranno)?

La MotoGP rappresenta la perfezione, il progresso continuo, l’incessante richiesta di quel quid in più per poter emergere. I suoi piloti lottano tenacemente, commettono degli errori per andare oltre la perfezione e vedere cosa ci sia. Per noi appassionati è difficile separarci dai miti che hanno segnato la nostra epoca e talvolta scadiamo nel retroguardismo del “si stava meglio quando si stava peggio”. Ma quali erano gli anni migliori della MotoGP?

Troppo avanti

Spesso attribuiamo il comparativo “migliore” alle annate più fertili per il nostro idolo, mentre gli avversari lottavano spesso per il 2° posto. Ad esempio, la stagione 2002 è stata oggettivamente prevedibile: il talento di Valentino Rossi era esaltato da una moto futuristica. L’accoppiata Vale-RC211V non ha lasciato che le briciole alla concorrenza. Stesso discorso per il 2010 di Jorge Lorenzo: vittorie in solitaria senza tante lotte. Idem Marc Marquez nel 2014: talento straordinario su moto straordinaria sono gli ingredienti perfetti per la supremazia. Attenzione però: se queste annate difettavano di spettacolo, il contenuto tecnico era elevatissimo. E di certo non è colpa dei dominatori se la concorrenza non è stata all’altezza.

Incroci pericolosi

Forse, gli anni migliori sono stati proprio i cosiddetti anni di transizione: punti di contatto tra la vecchia guardia ed il nuovo che avanza prepotentemente. Uno di questi anni fu il 2000: resistevano vecchi leoni come Alex Criville ma il giovane Valentino Rossi prometteva battaglia a Max Biaggi e Loris Capirossi. Quell’anno, ci furono ben 7 vincitori diversi, su 3 moto diverse (Honda, Yamaha, Suzuki).
I migliori anni della MotoGP
Anche il 2006 raccolse diverse generazioni:  Rossi era ancora il dominatore (nonostante le prime crepe con Yamaha…); Capirossi puntava al titolo mondiale con la Ducati; Melandri era ormai pronto al salto di qualità. Nel frattempo, Pedrosa e Stoner venivano su dalla 250. Alla fine, il mondiale lo vinse Nicky Hayden.
I migliori anni della MotoGP
Nel 2016, sono cambiate alcune cose: Michelin divenne il fornitore ufficiale del campionato, sostituendo Bridgestone. Alle moto venne imposta la centralina unica. Tutti cambiamenti volti ad aumentare lo spettacolo: infatti, ci furono 9 vincitori diversi nei GP: Rossi, Lorenzo, Vinales, Iannone, Pedrosa, Dovizioso, Miller, Crutchlow e Marquez che conquistò il mondiale con 4 gare d’anticipo. Anche i produttori coinvolti erano parecchi: Yamaha, Honda, Ducati e Suzuki. Un equilibrio irripetuto nel tempo.

Ma i migliori anni della MotoGP quali sono?

Forse individuare i migliori anni della MotoGP è dispersivo: si rischia di contaminare il giudizio con i gusti personali. Oppure capita che degli anni globalmente insipidi includano gare epiche. Il 2018 ne è un esempio calzante: il GP di Assen è stato strepitoso, con 10 potenziali vincitori a darsi battaglia.
I migliori anni della MotoGP
La stagione ha però avuto il suo dominatore. Anche il 2019 ci ha regalato ben 3 duelli tra Marquez e Quartararo ma è stato un anno decisamente monografico. L’approccio vincente consiste nel pensare che i migliori anni della MotoGP debbano ancora arrivare. Il 2020 è un candidato ideale.
 

Federico Trombetti
Federico Trombetti
Federico Trombetti nasce in provincia di Roma nel 1992. Il suo paese sorge in prossimità di un aeroporto e forse nasce da qui la sua passione per i viaggi. Studente perenne di qualsiasi argomento gli capiti a tiro, ha 3 grandi amori: la Scrittura, nella quale si cimenta dal 1° anno di liceo, con poesie e brevi componimenti, sino a scrivere il suo primo romanzo a 17 anni e il secondo a 22 (magari un giorno li pubblicherà…); la Filosofia; i Motori, per i quali spende buona parte del suo denaro e del suo tempo libero. A 10 anni nasce l’amore per il motociclismo, a 14 il primo motorino, a 22 la prima giornata in pista. Qualche gara amatoriale e la costante voglia di migliorarsi. Grande appassionato di Musica, Cinema, Teatro e Cucina. Non sopporta i luoghi comuni, gli alcolici e la filosofia del “tutto o niente”.

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