mercoledì, Aprile 21, 2021
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Max Biaggi e Ducati: “Non mi hanno mai convinto”

Altro matrimonio mai nato, almeno non in forma ufficiale. Quello tra Max Biaggi e Ducati. Dopo essersi lasciati vicendevolmente sull’altare per ben 2 volte, i 2 si concessero una scappatella. Come andò esattamente?

Eppure c’eravamo quasi

A fine 2002, quasi satura della sua supremazia nelle derivate di serie, Ducati sta per debuttare nel Motomondiale. Un colpo grosso per la brand reputation, sarebbe portarci un pilota italiano. Nel contempo, Max Biaggi ha concluso una stagione difficilissima in sella alla Yamaha YZR-M1 del 2002: telaio della R7, motore 4 cilindri in linea da 885cc alimentato a carburatore. Un po’ poco per sfidare il miglior Valentino Rossi di sempre sulla Honda RC211V 5 cilindri da 990cc ad iniezione.

Perché non mettere insieme le forze? E Max un giro a Borgo Panigale se lo fa davvero. La struttura a motore portante della Desmosedici non lo convince molto, ne lo persuade l’idea di sviluppare un mezzo da un foglio (quasi) bianco. Nella sua Autobiografia “Ol3, nelle pieghe della mia vita”, Max riassume così la sua impressione.

MAX BIAGGI #3:

“A lasciarmi dei dubbi fu il modo in cui mi presentarono il progetto. Avevano una fiducia esagerata nelle prestazioni della moto, mentre sembravano convinti che io fossi solo un buon pilota per guidarla.”

La sfiducia reciproca impedì che tra i 2 scattasse la chimica. Dopo mesi di trattativa, Max ottenne la tanto agognata Honda RC211V nel team Pons. Dopo un bello spavento, sulla Ducati Desmosedici ci salì Loris Capirossi.

Max Biaggi e Ducati - Pramac

Ma nel 2013 Max Biaggi provò l’ultima MotoGP della sua vita. Un’imbelvita Ducati Desmosedici GP13 del team Pramac Racing, sguinzagliata sul rettilineo del Mugello. Ironia della sorte, il team manager di quel team era proprio Paolo Campinoti. Il toscanaccio che 10 anni prima allontanò Max dalla Desmosedici con il miglior argomento contrattuale di quel periodo: una Honda RC211V, per l’appunto.

Ma io ricordo che…

Si, alla fine Max ci salì davvero sulla Ducati. Era fine 2007 e, appiedato dal team Suzuki Alstare, il Corsaro voleva vincere in WorldSBK. Fiutato il potenziale della Ducati 1098R, se ne accontentò di quella del privatissimo team Sterilgarda di Marco Borciani. Nella 1° gara in Qatar arrivò 2°, alle spalle dell’interprete ufficiale: Troy Bayliss. Per Max fu una stagione difficile: gli aggiornamenti arrivavano con il contagocce, l’ingaggio era pari a zero e l’unica cosa che lo trattenne fu la speranza di entrare nel ufficiale.

Dai dialoghi con la dirigenza, le strade di Max e quelle della Ducati sembravano convergere. Dato il ritiro di Troy Bayliss, lo avrebbero affiancato al giovane Michel Fabrizio.

MAX BIAGGI #3:

“Dopo la gara di Brands Hatch mi viene a trovare nel motorhome Davide Tardozzi. Mi comunica ciò che già avevo capito. Dopo avermi fatto firmare un opzione per il 2009, non mi vogliono. Farò in modo che si ricordino di questo errore. La moto per vincere ce l’hanno, ma con i piloti che hanno scelto non andranno da nessuna parte.”

I piloti in questione sono il conterraneo Michel Fabrizio e Noriyuki Haga. Ebbene, nel 2009 il giapponese di Ducati perderà il mondiale a favore di Ben Spies. A fine 2010, Max Biaggi sarà Campione del Mondo WorldSBK con Aprilia.

Chissà come sarebbero stati Max Biaggi e Ducati

Il vento del destino ha strappato i fogli dal calendario. Gli eventi non si possono cambiare. Eppure, con il senno di poi, possiamo dire che questo matrimonio avrebbe funzionato solo a metà. Quella moto aveva un anteriore granitico: sul rettilineo pagava lo scotto del motore bicilindrico ma in staccata, ingresso e percorrenza di curva non ce n’era per nessuno. Essendo le ultime 2 aree, i punti di forza della guida di Biaggi, avrebbero potuto togliersi grandi soddisfazioni insieme.

Max Biaggi e Ducati - WorldSBK

Ma non sarebbe diventato una bandiera. Max Biaggi non aveva una guida tanto estrema da derapare ad ogni curva sopra i 150 km/h far strusciare le pedane a terra nei tornantini. Max Biaggi era un pilota estremamente minuzioso nella messa a punto, esigente nel box e razionale in pista. Max Biaggi non avrebbe mai pronunciato frasi come “Amputatemi il dito: voglio correre Gara 2!”. Max Biaggi ha metodi d’allenamento molto più metodici rispetto a quelli di Haga.

Federico Trombetti
Federico Trombetti nasce in provincia di Roma nel 1992. Il suo paese sorge in prossimità di un aeroporto e forse nasce da qui la sua passione per i viaggi. Studente perenne di qualsiasi argomento gli capiti a tiro, ha 3 grandi amori: la Scrittura, nella quale si cimenta dal 1° anno di liceo, con poesie e brevi componimenti, sino a scrivere il suo primo romanzo a 17 anni e il secondo a 22 (magari un giorno li pubblicherà…); la Filosofia; i Motori, per i quali spende buona parte del suo denaro e del suo tempo libero. A 10 anni nasce l’amore per il motociclismo, a 14 il primo motorino, a 22 la prima giornata in pista. Qualche gara amatoriale e la costante voglia di migliorarsi. Grande appassionato di Musica, Cinema, Teatro e Cucina. Non sopporta i luoghi comuni, gli alcolici e la filosofia del “tutto o niente”.

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