sabato, Maggio 8, 2021
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Max Biaggi Suzuka 1996. Doppio sorriso tricolore

L’aneddoto di oggi riguarda la gara di Suzuka 1996 nella Classe 250: i protagonisti sono Max Biaggi e l’Aprilia RSW 250, più qualche cameo.

Quarto di litro

La 250 di quegli anni era una classe fenomenale: moto già molto performanti (nel GP del Mugello, Biaggi girò in 1:54.6′) con un rapporto peso/potenza 1:1 (100 kg per 100 cv). Telai rigidissimi che garantivano velocità di percorrenza supersoniche e top speed superiori ai 270 km/h. E poi gli interpreti: Doriano Romboni, Ralf Waldmann, Tetsuya Harada, Olivier Jacque. E ovviamente, Max Biaggi.

La strana coppia

Catapultato nel motociclismo quasi per caso a fine anni ’80, Max Biaggi è Campione Europeo 1991 e Campione del Mondo 1994 e 1995 nella Classe 250. Il tutto in sella all’Aprilia RSW 250. Una moto dal motore molto potente, ma brusco nell’erogazione della potenza. Dotata di un telaio rigidissimo. Va da se che, una volta trovato il setting ottimale, tale moto sia un missile; viceversa, diventa complicato tenerla su strada. Vi ricordano altre coppie del motociclismo attuale?

Bandiera bianca?

Nel Motomondiale, nessun pilota italiano in sella ad una moto italiana è riuscito a vincere in Giappone. Max Biaggi ci ha provato nel 1994 con una staccata su Loris Capirossi e Taddy Okada. Ma il tentativo si è risolto con un lungo che lo ha relegato in 4° posizione; nel 1995, la power valve allo scarico della sua Aprilia lavorava male e sotto la pioggia giapponese la coppia italiana ha raccolto un misero 9° posto. Eppure un tentativo si potrebbe fare.

Max Biaggi Suzuka 1996 - Win

Sol levante

Ma cos’ha Suzuka di particolare? Tutto! Un layout articolato che prevede curve ad alta, media e bassissima velocità: il setting ideale è un’equazione multi-incognita. Soprattutto, un mare di punti ciechi in cui non si guida con gli occhi, ma a memoria. Ne consegue che ci siano moltissimi trucchi per andar forte e/o rischiare meno. Va da se che i piloti autoctoni siano velocissimi su questo circuito.

Promesse mantenute

Al via, il vespaio di piloti scatta rapidamente. le frustate del cambio-marcia risuonano nell’aere che s’inebria del profumo di miscela che alimenta i nervosi motori 2 tempi. Le S scorrono in scioltezza e, come promesso i piloti giapponesi fanno il loro lavoro. Sul podio salgono infatti 2 wildcard locali: Noriyasu Numata 2° e Daijiro Kato 3°. E quindi chi ha vinto? Un pilota romano di 24 anni, 9 mesi e 25 giorni di nome Biaggi Massimiliano. A bordo di una stupenda Aprilia RSW 250 brandizzata Chesterfield.

Max Biaggi Suzuka 1996

Questa gara è ancora nostra

1996. Tra Don’t look back in anger degli Oasis alla radio e Il gobbo di Notre Dame nei cinema, Roberto Baggio porterà un meritato scudetto al Milan. E mentre a Noale rimbomba il nome di Valentino Rossi, il Corsaro e la casa veneta hanno già imboccato il viale che li porterà all’addio. Troppo esigente e scontroso il pilota; troppo adombrata l’azienda, che già ha in programma di rimpiazzarlo. Ma questa gara di Suzuka 1996 sarà un successo spaziale, sia per Max Biaggi che per la stessa Aprilia. L’Italia che vince in Giappone: gli schemi saltati con un sorriso che gli asiatici non riuscirebbero a replicare.

Premio produttività

E c’è chi in Aprilia ricompenserà Max Biaggi con un bel bonus. Il suo nome è Carlo Pernat: di professione manager. Si vocifera che in quell’occasione gli elargirà in contanti 30 milioni di vecchie lire: 2 anni di stipendio per un impiegato statale di allora. E se sugli almanacchi questo risultato resta scolpito del color dell’oro, il premio produttività resterà del tutto ignoto al fisco. Ma erano altri tempi. Il ronzio del motore a 2 tempi aveva il sapore della libertà: 10.000 lire di miscela ed iniziava la festa. Ma in quel periodo si sentiva forte e chiaro anche da Montecarlo.

Federico Trombetti
Federico Trombetti nasce in provincia di Roma nel 1992. Il suo paese sorge in prossimità di un aeroporto e forse nasce da qui la sua passione per i viaggi. Studente perenne di qualsiasi argomento gli capiti a tiro, ha 3 grandi amori: la Scrittura, nella quale si cimenta dal 1° anno di liceo, con poesie e brevi componimenti, sino a scrivere il suo primo romanzo a 17 anni e il secondo a 22 (magari un giorno li pubblicherà…); la Filosofia; i Motori, per i quali spende buona parte del suo denaro e del suo tempo libero. A 10 anni nasce l’amore per il motociclismo, a 14 il primo motorino, a 22 la prima giornata in pista. Qualche gara amatoriale e la costante voglia di migliorarsi. Grande appassionato di Musica, Cinema, Teatro e Cucina. Non sopporta i luoghi comuni, gli alcolici e la filosofia del “tutto o niente”.

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