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MotoGP 2018. Rossi e quel Marquez troppo pericoloso

Inizia all’insegna della follia e del caos più totale il secondo appuntamento della MotoGP 2018 in Argentina, che vede come vincitore uno straordinario Cal Crutchlow che assieme a Zarco, Rins e Miller hanno dato spettacolo dall’inizio alla fine, ignari di quello che succedeva alle loro spalle.
La gara si preannuncia particolare già dai primi minuti quando tutti i piloti, tranne Miller, già schierati in griglia ed entrati con le rain, decidono di rientrare per montare le slick. In una gara normale, in questo caso, tutti dovrebbero partire dai box ma non questa volta. La  direzione gara decide di far partire tutti dal fondo dando a Miller, l’unico rimasto in griglia per aver azzardato le slick da subito, solo una ventina di metri di vantaggio.
Prima ancora di partire la Honda di Marquez si spegne, ma questa non è una gara normale e invece di partire dalla pit lane come da regolamento lo spagnolo spinge la moto per poterla riaccendere come se fosse una gara di endurance anni 80 e torna in posizione come niente fosse.
I primi giri vedono la caduta di Pedrosa a seguito del contatto con Zarco e la fuga di Marquez che, aspettandosi una sanzione per quanto avvenuto in partenza, cerca di spingere al massimo per recuperare eventuali sanzioni. Poco dopo arriva il ride trough per lo spagnolo che lo costringe al passaggio ai box, passaggio che non fa altro che alimentare la sua voglia di rimonta.
Così, mentre davanti Miller tiene a bada Rins, Zarco e Crutchlow, Marquez recupera posizioni su posizioni prima speronando Espargarò e poi verso fine gara Valentino Rossi, causandone la caduta ed aprendo cosi l’ennesimo capitolo della saga Rossi vs Marquez.
Alla fine il “cabroncito” finisce quinto ma con la penalità inflittagli di trenta secondi non gli resta altro che il 18esimo piazzamento a far compagnia all’incolpevole Rossi che purtroppo deve terminare 19esimo.
Lasciamo cosi l’Argentina tra il “dolce” delle fumate nere che ci hanno regalato quei 4 scatenati li davanti (con Crutchlow in testa al mondiale per la prima volta) e “l’amaro” di una race direction che se non impara a gestire certe situazioni rischia di rovinare questo meraviglioso sport.
Matteo Polato

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