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Rossi Biaggi Suzuka 2001. Motori a scoppio

L’aneddoto sul quale ritorniamo oggi è accaduto esattamente 20 anni fa: l’8 Aprile 2001 sia Valentino Rossi che Max Biaggi erano a Suzuka per il GP della classe 500. Tra loro esplose definitivamente una rivalità che perdura tutt’ora.

Torn

Nel 1997, una giovane e bellissima Natalie Imbruglia cantava Torn, parlando di una profonda ferita. La stessa cosa accadde tra il baby fenomeno della 125 Valentino Rossi e l’allora mattatore della 250 Max Biaggi quell’anno. Intervistato dopo il GP di Malesia, il 18enne disse testualmente.

Valentino Rossi #46:

“Io il Biaggi della 125? Casomai, sarà lui il Rossi della 250!”

Ai giornalisti non sembrò vero di ritrovarsi tra le mani un dualismo bell’e pronto senza mettervi mano. La settimana dopo, a Suzuka, il romano entrò nel ristorante La Campanella e ammonì Valentino.

Max Biaggi #3:

“Ragazzino, prima di parlare di me, sciacquati la bocca!”

Batteria

Aggiungiamo le loro profonde divergenze, benché italiani. Valentino Rossi: l’enfant prodige della 125, con i capelli in stile paggetto, un vestiario ed uno stile di guida pittoresco, che a fine gara delizia i fan con delle gag, capace di percorrere i 30 km tra Pesaro e Rimini con il suo Aprilia SR o il Piaggio Zip su una ruota.

Max Biaggi: il dominatore della 250, romano, dall’imprinting ombroso che cura maniacalmente la sua preparazione atletica e vive da Divo a Montecarlo, tra belle auto e non solo.

Buon Compleanno Max Biaggi

2 poli opposti per una batteria che alimenta alla perfezione la macchina mediatica attorno al motomondiale.

4 anni dopo

2001. Si è passati dal Motorola Startac al Nokia 3310. Da Titanic a Il Gladiatore Dai Jalisse a Valeria Rossi. Entrambi gli italiani corrono in 500: Valentino Rossi sulla Honda NSR del team Nastro Azzurro; Max Biaggi sulla Yamaha YZR ufficiale. Più potenza, trazione e stabilità in frenata per la Honda; miglior telaio e agilità per la Yamaha.

Tra loro si prospetta una guerra più aspra che tra la Compilation Blue e quella Rossa del Festivalbar.

Valentino Rossi e Max Biaggi a Suzuka 2001

La gara inizia ed il fumo azzurrino delle 500 2 tempi inonda l’aere. Sul rettilineo del traguardo, i piloti snocciolano una marcia dietro l’altra, guadagnando frustate e giri motore utili. Suzuka poi è un tracciato estremamente complesso, tra curve da raccordare e punti ciechi.

Warning

Uno tra questi è il rettilineo, nel quale si entra da una curva a raggio decrescente (tipo la Bucine del Mugello l’ultima curva del Montmelo o di Portimao, per intenderci). Valentino prende slancio per superare Max, ma la sua moto deriva verso l’esterno. I 2 stanno per toccarsi. Una collisione ad oltre 200 km/h sarebbe pericolosa. Ma il romano, più interno, allarga il gomito per allontanare il pesarese. Peccato che così facendo lo mandi nell’erba, e che pochissimi metri dopo ci sia un muro.

Défilé

Al giro successivo, Valentino risponde al gesto di Max con un sorpasso. Subito dopo aver imboccato la curva successiva, stacca la mano esterna per mostrare al rivale il dito medio. Quindi, vincerà la gara. Ma credete che sia finita? Assolutamente no. Nelle successive interviste, Vale accuserà Max di “tentato omicidio”. Max si difenderà dicendo di aver allargato il gomito solo per evitare un effettivamente pericoloso contatto.

Sicurezza o scorrettezza?

Questo è il dilemma che tiene ancora banco nelle discussioni tra appassionati. Molto democraticamente possiamo dire che parlare di tentato omicidio da parte di Max, per giunta in mondovisione, sia un’ipotesi eccessiva (come non era tentato omicidio la spallata di Jerez 2005 o il sorpasso al Cavatappi di Laguna Seca 2008).

D’altro canto, resta di dubbia sincerità la scusa di voler semplicemente allontanare il rivale. Anche perché, come vediamo dal VIDEO, se Rossi avesse tenuto la traiettoria impostata per il sorpasso, sarebbe finito comunque fuoripista. A meno che non avesse chiuso il gas, tornando dietro al rivale.

Egoismo

Puro e semplice egoismo. Non stupisca, comunque. Si tratta di 2 piloti di prim’ordine, in lotta per la vittoria nella Classe Regina del Campionato mondiale. Qualora vi stiate chiedendo le prerogative che differenziano gli amatori dai piloti e questi ultimi dai fuoriclasse, avete una piccola risposta.

Federico Trombetti
Federico Trombetti nasce in provincia di Roma nel 1992. Il suo paese sorge in prossimità di un aeroporto e forse nasce da qui la sua passione per i viaggi. Studente perenne di qualsiasi argomento gli capiti a tiro, ha 3 grandi amori: la Scrittura, nella quale si cimenta dal 1° anno di liceo, con poesie e brevi componimenti, sino a scrivere il suo primo romanzo a 17 anni e il secondo a 22 (magari un giorno li pubblicherà…); la Filosofia; i Motori, per i quali spende buona parte del suo denaro e del suo tempo libero. A 10 anni nasce l’amore per il motociclismo, a 14 il primo motorino, a 22 la prima giornata in pista. Qualche gara amatoriale e la costante voglia di migliorarsi. Grande appassionato di Musica, Cinema, Teatro e Cucina. Non sopporta i luoghi comuni, gli alcolici e la filosofia del “tutto o niente”.

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