sabato, Maggio 8, 2021
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Donne in gara. Sara Cabrini, esordio a km 0 nel Women’s European Cup

Parte oggi la nostra rubrica “Donne in gara”, dedicata a tutte quelle ragazze che stanno affrontando o hanno affrontato i Campionati motociclistici sportivi in sella alle due ruote e sui diversi tracciati del mondo. La prima donna che vi vogliamo presentare è Sara Cabrini, pilota della Women’s European Cup.

Sara Cabrini è nata a Firenze il 24 Agosto del 1997. Corre in moto fin da piccola e partendo dalle minimoto, dal 2009 ad oggi ha vinto un Campionato Centro Italia UISP minimoto, un Trofeo SestoPista UISP minimoto e due campionati Dodici Pollici Italian Cup cat. MiniGP Over.

Insieme all’attività sportiva è diventata collaudatrice di pneumatici da 10”, 12” e 17” per PMT Tyres. Dopo una lunga gavetta, quest’anno è approdata ufficialmente alle ruote alte nel Women’s European Cup, dove si sfida con atlete provenienti dal Campionato del Mondo del calibro di Beatriz Neila Santos e Alexandra Pelikanova.

E’ stato molto interessante seguire il suo esordio in un campionato internazionale, sul tracciato di “casa” dell’Autodromo Internazionale del Mugello. Partita dalla sesta posizione dello schieramento, Sara ha concluso Gara1 al 5° posto e Gara2 al 4°.

Sara Cabrini e la Women’s European Cup

Le abbiamo fatto qualche domanda e molto gentilmente, ci ha raccontato com’è andata, ma anche qualcosa di lei.

“Oggi c’è stata gara 2, simile alla corsa di ieri. Sono partita abbastanza bene, poi alla prima curva ho perso varie posizioni, quindi ho recuperato cercando di raggiungere il trenino delle prime e liberarmi delle tre che mi avevano sorpassato, provando a fare il mio ritmo”.

Questa per te è la gara di “casa”, rappresenta qualcosa o pensi che fondamentalmente per la classifica contino i punti.

“Beh! Per la classifica contano sicuramente i punti. Non l’ho sentita come la gara di casa sinceramente. Non potendo portare nessuno dei familiari a vedermi ed essendo troppo presa dal fatto che si trattasse della prima gara su un circuito grande con queste moto ‘piccole’”.

Ti auguro quindi di andare bene e come dice un vecchio adagio: “nessuno è profeta in patria”, ed andrai meglio nelle prossime gare del Women’s European Cup.

Nuova stagione e avventura nuovissima per te nel Women’s European Cup, come ci sei arrivata?

“Per tanti anni ho corso nelle Mini-GP e non ho mai guidato moto grandi. E’ arrivato tutto un po’ per fortuna, ho trovato una persona che mi da una mano, il mio sponsor che è ALS e soprattutto Giulio Palumbo. Un’altra persona che ringrazio è il mio meccanico Gianluca Bandini perché, se ho continuato a correre per tanti anni è merito suo e mi ha sempre supportato. Infine mio padre che è la mia guida anche in pista. Sono circondata da poche persone, ma giuste”.

Le ragazze che corrono in moto sono sempre più numerose, iniziano ad avere successo e permettimi il termine, credibilità. Tu come hai scelto questo sport.

“Non so se l’ho scelto, io guardavo le gare di MotoGp con mio papà e mi son sempre piaciute. Un giorno d’estate, ero in macchina e vidi una manifestazione di minimoto e capii che le moto potevano essere anche per bambini. Nessuno mi ha spinto”.

Per correre in moto bisogna amare il mezzo di locomozione motocicletta. Tu che moto ami?

“E’ difficile perché non ho nemmeno la patente per la moto e poi avendo sempre girato con le MiniGP, di marche importanti non ne ho incontrate. Esteticamente direi Ducati che sarebbe il mio sogno averla in garage”.

Ducati, una moto che nello stile è affascinante, ma anche potente e aggressiva.

“Sì. Potente”.

Un campione del mondo del passato mi disse che ogni pilota quando è in griglia di partenza, tra i vari pensieri che può fare, pensa agli avversari che teme o che ritiene più minacciosi. A te succede di fare questo pensiero?

“Sinceramente no! Quando sono in griglia penso a partire bene e non fare  un disastro alla prima curva, poi penso a stare con le avversarie più forti, mi concentro su di loro, ma non ne ho paura. Penso solo che devo riuscire a stare con loro”.

Sei giovane, la vita social fa parte del DNA dei giovani, ma come mai hai meno follower di me su Instagram?

“Non lo so, forse perché non sono molto social!” (ride)

E questo è un bene! Significa che ti dedichi a qualcos’altro.

“E’ un bene come hai detto tu, ma è anche un male. Non lo so! Io non sono una di quelle che mette una cosina, un vestitino o il piatto di lasagne quando mangio. Non le trovo cose utili. Io faccio il mio, ogni tanto pubblico qualche foto. Non sono proprio social, è quello il motivo”.

E’ stato un grandissimo piacere, spero di intervistarti per tutta la stagione e quelle a venire.

“Speriamo!”

In bocca al lupo e ci vediamo alla prossima gara!

“Ciao, grazie!”

Grazie a te e tanta fortuna.

Foto di Giorgio Provolo-GiPi Photo

Alex Ricci
Nato a Faenza (RA) nel 1979, ma originario di Fusignano, da padre orgogliosamente romagnolo e madre ladina della provincia di Belluno. Motociclista. Scrittore "neo neo neo realista". Reporter freelance, per qualcuno anche fotografo. Divulgatore di motociclismo, collaboro con smanettoni.net. Amo la letteratura, la musica, suono il basso, adoro Sting e i Depeche Mode. Appassionato di storia, di geografia e letteratura. Il mio scrittore preferito è Ernst Junger, il mio reporter di riferimento: Ryszard Kapuściński. Mi piace raccontare storie.

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