lunedì, Maggio 16, 2022
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Stefano Bonetti: dal Tourist Trophy al CIVS

Nel 2021, Stefano Bonetti, parteciperà nuovamente al Campionato Italiano Velocità in Salita. E’ considerato il pilota che più di tutti ha rappresentato l’Italia nelle Road Races dell’epoca recente. Dal Tourist Trophy alla Nortwhest 200, ha corso nelle più importanti gare stradali.

Stefano Bonetti

Originario di Castro in provincia di Bergamo, ha 44 anni e si chiama Stefano Bonetti. Nel 2020 ha vinto il titolo Italiano ed Europeo SBK Open 1000 in salita, ed è arrivato primo nell’europeo moto d’epoca 1000, in sella alla Bimota YB4. In attesa che inizi la stagione che lo vedrà impegnato tra CIVS e gare stradali in giro per il mondo, l’abbiamo intervistato.

L’intervista

Sei Stato uno dei primi, forse il primo dei piloti italiani ad andare al Tourist Trophy in epoca moderna, dopo che questa gara è uscita dal calendario del Campionato del Mondo. Quindi hai vissuto i grandi della nostra generazione che hanno fatto la storia all’Isola di Man. Personalmente come ti fa sentire?

“E’ una bella sensazione, non saprei come descrivertela. Correre insieme a certi personaggi mi ripaga di tutti i sacrifici e gli sforzi che ho fatto. Mi sono sempre arrangiato, non ho mai avuto un team, al Manx GP andai con la Paton, moto prestata da una amico concessionario, con l’accordo di riportargliela indietro tale e quale. E’ andata bene e salire sul podio con John McGuinnes è stata una cosa da pelle d’oca. E’ un ambiente bellissimo perché lui e gli altri campioni, sono ‘idoli’, ma si avvicinano a te e fanno battute o domande sulla tua moto, la osservano. Emozionante.”

La tua disciplina è praticata da “specialisti” delle corse su strada. Come ti sei avvicinato a questo tipo di gare preferendole alle competizioni in circuito?

“Ho iniziato andando in giro per strada con le 125 come hanno fatto tanti in quegl’anni. Dalle mie parti, in ogni collina c’è una gara in salita. La prima gara in assoluto l’ho fatta in pista con una Cagiva Mito, ma quando ho fatto la mia prima gara in salita, la Malegno – Borno, l’ho vinta. Da quel momento mi sono appassionato.”

Sei stato all’Isola di Man, alla Northwest 200 e ad altre gare importanti, per fare un paragone, sei un po’ il nostro Joey Dunlop italico. Che effetto ti fa?

“E’ bello perché ho fatto tanti sacrifici, ed é una bella soddisfazione. Ho vinto una gara in Gran Bretagna che è la Northwest 200 nel 2019 e credo che non succedesse dai tempi di Agostini, che un italiano arrivasse primo in una di queste gare.”

Purtroppo, parlando di corse in moto, si affronta il tema del pericolo e della morte. All’Isola di Man è un fattore di cui tutti tengono conto in maniera consapevole. Tu cosa pensi?

“Si tiene conto in maniera consapevole! A differenza dell’Italia dove si sollevano mille questioni per ogni minima cosa. Gli organizzatori e la gente che ci lavora fanno il massimo possibile per mantenere la sicurezza. Cercano di curare ogni aspetto nel modo migliore, e tutti sappiamo che se succede, succede e basta!”

La cosa che più ti fa emozionare delle Road Races e quella che ti fa più paura.

“La cosa che mi fa più emozionare è l’ambiente; la gente che viene a vedere le corse è di tutte le età. Si vedono arrivare due pensionati col nipotino, oppure le scolaresche con gli insegnati e questo è meraviglioso. Mi fa paura che succeda qualcosa, soprattutto che si rompa un qualcosa di meccanico. Controllo la moto minuziosamente in tutte le sue parti, ma certe cose non si possono prevedere.”

Controllo la moto minuziosamente in tutte le sue parti, ma certe cose non si possono prevedere

Renzo Pasolini diceva che un uomo coraggioso è uno che ha paura di fare una cosa, ma la fa lo stesso. Condividi?

“Si! Condivido. Non significa che se hai un po’ di paura non fai una cosa, ma la fai in modo diverso.

Al “TT” è bene avere paura, altrimenti se non ne hai ti schianti.”

Se dovessi tornare indietro, riprenderesti lo stesso percorso delle corse su strada?

“Lo rifarei, ma migliorerei qualche errore di organizzazione. Però rifarei tutto quello che ho fatto assolutamente.”

Qual è la corsa più bella della tua vita e quella che vorresti fare?

“La più bella la Northwest 200 perché l’ho vinta e quella che vorrei fare è la corsa stradale di Imatra in Finlandia.

Al CIVS ci saranno tanti specialisti della disciplina tra cui tu, come ti senti di affrontare questo campionato?

“Non lo so, ho la moto nuova che è l’Aprilia Tuono 660 vedremo come sarà correrci. Il campionato lo affronto sempre seriamente e con rispetto perché non voglio farmi male. Le gare sono impegnative, però ci vado con la famiglia, quindi è per tutti una ‘gita’. Spero di migliorare i miei tempi.”

Un grosso in bocca al lupo e grazie!

“Grazie a voi!”

Alex Ricci
Alex Ricci
Nato a Faenza (RA) nel 1979, ma originario di Fusignano, da padre orgogliosamente romagnolo e madre ladina della provincia di Belluno. Motociclista. Scrittore "neo neo neo realista". Reporter freelance, per qualcuno anche fotografo. Divulgatore di motociclismo, collaboro con smanettoni.net. Amo la letteratura, la musica, suono il basso, adoro Sting e i Depeche Mode. Appassionato di storia, di geografia e letteratura. Il mio scrittore preferito è Ernst Junger, il mio reporter di riferimento: Ryszard Kapuściński. Mi piace raccontare storie.

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