lunedì, Agosto 15, 2022
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Superbike 2021. Rea vs Razgatlioglu, ritorno al passato

“Il mio desiderio è vincere il Campionato all’ultimo giro dell’ultima gara, come Colin Edwards e Troy Bayliss” – Jonathan Rea. È divenuta ormai la frase più celebre del round di Magny-Cours, della Superbike 2021, del campione di Ballymena, che ha fatto molto discutere e soprattutto, istigato il paragone con quella che fu la gara delle gare diciannove anni fa a Imola.

La Superbike di oggi e di ieri

Sull’asfalto del Santerno, si sfidarono in un micidiale scontro diretto Troy Bayliss (Ducati 996 F 02) e Colin Edwards (Honda VTR 1000 SP2), con doppietta e vittoria finale per il secondo e la casa dell’ala.

Parlando della stagione in corso, Rea ha tratto in inganno molti appassionati e giornalisti che hanno speso tempo e inchiostro per sottolineare quel frangente di quasi un ventennio fa; ma senza cogliere le sostanziali differenze, tra allora e oggi, rispetto a quanto si possa ricordare.

La Superbike viveva la sua epoca d’oro e Imola era uno dei tre appuntamenti italiani del campionato, dopo Monza, in primavera e Misano, in piena estate.

All’Enzo e Dino Ferrari ci si giocava spesso il titolo perché era l’ultima o la penultima gara dell’anno e ciò coadiuvava l’affluenza di pubblico, sempre molto numeroso, da quelle parti.

In quegli anni, le derivate di serie avevano superato per interesse la moderna MotoGP che, dopo aver surclassato la Classe 500 del Motomondiale, non aveva lo stesso appeal delle poderose 1000 e 750 cc di produzione.

I duelli risolti all’ultima variante erano la normalità in questa categoria; negli anni era cresciuta, portando alla ribalta fenomeni come Fogarty, Russell, Falappa, Corser, Bayliss e Edwards erano arrivati alla vigilia dell’epilogo, lottando contro mattatori come Xaus, Hodgson, Bostrom, Toseland, Haga e Chili, salendo spesso entrambi sul podio.

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Settembre 2002

In quel fine settembre 2002, i biglietti della domenica (si disputavano due sole manche lo stesso giorno), finirono sold-out. Si creò una calca di appassionati che gremiva viale Dante Alighieri, il ponte sul fiume e pretendeva di accedere all’impianto e accomodarsi dove avesse trovato spazio.

Stessa situazione nelle parti alte del circuito dove, dalle curve come la Rivazza o la Piratella, i tifosi si assiepavano alla “portoghese” su impalcature volanti, così come nei balconi delle case. Scene del motomondiale anni settanta/ottanta.

Ora la questione è un po’ diversa; e laddove il pubblico già latita, l’emergenza Covid-19 ha fatto il resto (aperture al pubblico limitatissime solo dal 2021).

Rea contro tutti

Tornando alla frase del campione della Kawasaki, l’unica similitudine che ho riscontrato riguarda la serie di vittorie dell’australiano che avvenne nella prima parte di campionato, fino a quando Edwards non inanellò successi, che lo portarono al testa a testa finale (si divisero tutte le vittorie, tranne una che andò a Tamada).

Testa a testa che, anche in questo caso ha visto emergere Rea, poi Razgatlioglu, con qualche incursione del terzo incomodo Scott Redding e di Michael Ruben Rinaldi.

Più volte il pilota di Glouchester è sembrato in grado di riaprire i giochi, ma puntualmente è arrivata la risposta dei due contendenti principali a tenerlo in terza posizione classifica.

A Rea, che non butta via nulla, si è contrapposto un fenomeno come Toprak, che vince di misura e si gode lo spettacolare “stoppie” con cui ha tagliato il traguardo in Francia; a Barcellona si è arreso nella prima gara per un problema tecnico che, una volta risolto, solo la solida forma di Rinaldi e della sua Ducati, hanno tolto al turco la vittoria in Gara 2.

superbike 2021 Toprak

Un confronto lontano anni luce

La sfida del 2002 terminò con il texano in vantaggio di undici punti, gli stessi che oggi separano Rea dal suo rivale in testa. Cifre che fino all’Argentina, non sappiamo quanto possano valere realmente. Che dire? Vogliamo fare dei paragoni? Ci può stare! Attenzione!

Quando un pilota moderno (ma non troppo), come Rea, focalizza la sua stagione in un confronto con quello che sento spesso definire “anni luce” dall’odierna Superbike 2021, ma che è necessario un cambio di mentalità, significa che all’appassionato interessa maggiormente (così è sempre stato), la sfida avvincente e le emozioni.

Emozioni che, per nostra fortuna, viviamo ancora in questa categoria grazie ai piloti chiamati in causa, ma siamo ancora figli di gare che non vedremo più. Com’è giusto che sia, ma che anche il buon Jonathan ricorda con nostalgia.

NB. Rea, che fa riferimento alla stagione in corso e alla diretta rivalità col Toprak Razgatlioglu in sella alla Yamaha del team ufficiale, ha sinceramente espresso passione per il proprio mestiere; che, dall’alto di sei titoli consecutivi con Kawasaki ufficiale, dimostra di apprezzare l’emozionante scontro diretto in cui è coinvolto.

Alex Ricci
Alex Ricci
Nato a Faenza (RA) nel 1979, ma originario di Fusignano, da padre orgogliosamente romagnolo e madre ladina della provincia di Belluno. Motociclista. Scrittore "neo neo neo realista". Reporter freelance, per qualcuno anche fotografo. Divulgatore di motociclismo, collaboro con smanettoni.net. Amo la letteratura, la musica, suono il basso, adoro Sting e i Depeche Mode. Appassionato di storia, di geografia e letteratura. Il mio scrittore preferito è Ernst Junger, il mio reporter di riferimento: Ryszard Kapuściński. Mi piace raccontare storie.

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