lunedì, Novembre 30, 2020
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Viaggi: dal Baltico al mar di Norvegia

Solitamente non pianifichiamo i viaggi nei dettagli, eventualmente fissiamo alcuni punti in cui passare, ma poi tutto il resto è all’avventura. Questi punti possono essere una strada (lo scorso anno era stata la Transfagarasan in Romania) o un’area geografica (qualche anno fa erano stati i Pirenei), insomma un posto che in qualche modo ci chiama e che desideriamo raggiungere in moto.
Quest’anno, dopo vari viaggi a est e a ovest ma sempre nell’Europa meridionale, iniziavamo ad essere un po’ attratti da quella grande area europea mai esplorata, sostanzialmente tutto il centro nord. Abbiamo così ipotizzato un giro ad anello che andasse a toccare più o meno tutti quegli stati per capire a grandi linee quanti chilometri avremmo percorso e se le tre settimane di ferie potevano essere sufficienti.
Vista la nostra tendenza ai viaggi verso est, questi viaggi non potevano non partire verso quella direzione, quindi in linea di massima avremmo attraversato la Polonia, poi le repubbliche baltiche, poi la Scandinavia e quindi scesi dalla Germania, per un percorso totale di circa 7000 chilometri.
Il chilometraggio, seppur piuttosto alto, era più che fattibile in tre settimane e così abbiamo deciso che quello sarebbe stato il giro dell’estate 2018, incominciando pian piano ad intravedere la data della partenza. Si dice che i viaggi vengono vissuto tre volte, quando lo si sogna, quando lo si trascorre e quando lo si ricorda.
L’attesa dei viaggi dopo un anno di lavoro è sempre bella, vedere il giorno della partenza che pian piano di avvicina e iniziare ad immaginarsi in sella a qualche migliaia di chilometri da casa è sicuramente una bella sensazione che fa parte dei viaggi.
Quest’anno però, circa due settimane prima della partenza per questi viaggi, ho fatto un incidente in moto mentre andavo al lavoro. Fortunatamente nessuna conseguenza per me ma qualche danno alla moto, in particolare il manubrio, per il quale non riuscivo a capire se il problema fosse solamente il manubrio in se o anche qualcos’altro.
Così i giorni prima della partenza, anziché assaporare la vacanza, li ho vissuti con il timore che la moto non fosse pronta in tempo e che i viaggi attesi da un anno fossero da rimandare. Invece, a conferma del fatto che quei viaggi erano da fare, pochi giorni prima della partenza la moto è tornata come nuova (fatta eccezione per due rigate sul carter che tengo come “ferita di guerra”) e per la mattina di sabato 14 luglio le moto sono cariche e siamo pronti per partire.
Autostrada fino a Vipiteno, poi strada statale per salire al Brennero e scendere fino a Innsbruk, poi di nuovo autostrada per raggiungere il campeggio sul lago di Attersee, poco fuori Salisburgo, quando ormai era tardi e visti i rigidi orari austriaci era difficile trovare un posto con la cucina ancora aperta. Ci siamo dovuti accontentare di una triste pizza evidentemente surgelata, per poi riposare dopo 550 km in sella.
È sempre una bella sensazione montare la tenda in un prato per la prima volta dopo mesi ed infilarsi nel sacco a pelo, dormendo per terra ascoltando i suoni della natura. Forse perché è una cosa che associo subito alla vacanza, mentre nel letto ci dormo tutto l’anno, o forse perché mi da quel contatto con la natura che difficilmente riesco ad avere in città.
Viaggi
Domenica mattina, dopo un pane e marmellata al bar del campeggio ci rimettiamo in marcia verso Linz e poi verso il primo confine con uno stato mai esplorato, la Repubblica Ceca. Le case e le strade iniziano pian piano a perdere la precisione austriaca e si inizia a respirare quell’aria a noi cara dei paesi dell’est Europa.
Per sera siamo al camping Hana poco fuori Brno, luogo sacro per gli appassionati di moto. La strada più corta prevedeva poi l’ingresso diretto in Polonia, ma non volevamo farci scappare ne uno stato in più, ne delle montagne in più, così il giorno seguente abbiamo attraversato la repubblica Ceca verso est e raggiunto la Slovacchia per superare i monti del Tatra, una parte dei Carpazi che non avevamo mai esplorato, per poi arrivare a Zakopane nel sud della Polonia.
Tutto bene fino al tardo pomeriggio, dove a pochi chilometri dal confine polacco il tempo ha iniziato a peggiorare. Ci siamo fermati ad indossare le tute antiacqua ed abbiamo raggiunto la Polonia con le moto sporche di fango come se avessero percorso la Dakar, ma stupiti per la bellezza dei primi paesi polacchi con le caratteristiche case in legno dal tetto spiovente.
Essendo località turistiche, non è stato difficile trovare una camera in una di queste casette, oltretutto per solo 25 euro a notte. Per cena assaggiamo il loro piatto tipico, i Pirogi, ravioli con diversi ripieni di patate e formaggio, funghi e cavolo o carne, serviti con cipolla fritta come condimento. Buonissimi e visto il prezzo bassissimo sia dei piatti sia delle birre non è mancato il bis, dopotutto chi va in moto sa bene che una giornata in sella mette fame.
La mattina successiva il meteo non era affatto migliorato, così abbiamo percorso solo un centinaio di chilometri sotto al temporale per raggiungere Wieliczka e visitare le miniere di sale, patrimonio Unesco. Anche per il giorno successivo le previsioni non erano ottime, ma fortunatamente siamo riusciti a sfruttare il viaggio senza prendere troppa pioggia.
https://streamable.com/crs5o
Dopo aver attraversato distese di campi e foreste con parecchi kilometri di nulla tra un paese e l’altro, per sera abbiamo raggiunto Kock e abbiamo trovato una spettacolare casetta in tipico stile polacco dove passare la notte, anche qui per circa 20 euro. L’avventura polacca prosegue poi verso est dove abbiamo trascorso due giorni per raggiungere e visitare la foresta di Białowieża, l’ultima foresta vergine in Europa dove l’uomo non interviene (infatti si può entrare solo con una guida e solo in determinati sentieri) e lascia che sia la natura a fare il suo corso. Interessante vedere il modo in cui la vegetazione si è sviluppata, a differenza delle altre foreste dove l’uomo ha fatto sentire in qualche modo la propria presenza.
Białowieża è sul confine con la Bielorussia, ma non avendo il visto (a pensarci prima probabilmente l’avremmo fatto, ma non pensavamo di spingerci così tanto a est) non potevamo entrare e siamo dovuti tornare indietro e riprendere la strada principale in direzione nord, raggiungendo Augustow dove abbiamo pernottato in un appartamento affacciato sui laghi, numerosi in quella zona, che iniziano ad avere un’aria di nord Europa. Per cena, vista la zona, frittura di pesce di lago.
Da lì un centinaio di chilometri ci separano dal confine con la Lituania, la prima delle repubbliche baltiche, che superiamo attraverso campi coltivati, boschi e paesi con case dall’aspetto piuttosto povero per raggiungere la Lettonia, dove montiamo la tenda al Riga City Camping e visitiamo comodamente la città di Riga.
Così dopo circa 2500 km di guida ci concediamo qualche ora a piedi per le vie della città, che non richiede più di qualche ora per visitare il grazioso centro storico. In campeggio incontriamo il primo italiano della vacanza, un ragazzo diretto a Capo Nord con la sua bellissima Africa Twin di trent’anni fa, che sembrava uscita dal museo storico Honda da tanto era tenuta bene, ci scambiamo così racconti e pareri sui viaggi.
La mattina dopo riprendiamo la strada verso nord per raggiungere il porto di Tallin e traghettare ad Helsinki. Iniziamo a vedere il primo mare della vacanza, anche se la strada tra Riga e Tallin, pur essendo costiera, attraversa prevalentemente foreste. Raggiungiamo Tallin nel primo pomeriggio e alla biglietteria della nave Viking Line, che pensavamo di prendere, c’era un solo posto libero per le moto. Non ce l’ho fatta a convincere l’impiegata che le nostre moto sono piccole e insieme occupano meno delle Harley, che quasi sempre hanno loro al nord.
Al porto abbiamo conosciuto due ragazzi italiani diretti a Capo Nord con una Yamaha R125 e una Cagiva 125, a conferma che se si vuole fare viaggi il mezzo conta fino ad un certo punto. Andiamo in un altro molo dove parte la Tallink, più cara e forse per questo con ancora posti liberi per le moto e mentre eravamo in attesa vediamo arrivare un’Africa Twin. Era il ragazzo conosciuto la sera prima a Riga. Ci imbarchiamo e durante le due ore di navigazione parliamo di strade da percorrere a nord, di posti imperdibili in Norvegia, di organizzazione del viaggio, etc.
Sull’organizzazione lui era l’esatto opposto di me e Martina. Aveva una cartina con evidenziate le tappe suddivise per giorni, una tabella con indicata la tappa, il campeggio dove pernottare ed il campeggio nel quale pernottare nel caso in cui fosse pieno il primo.
Viaggi
Noi una volta sbarcati dalla nave non sapevamo nemmeno se andare verso nord o verso ovest (verso est no perché per la Russia non avevamo il visto…) e anche tutte le tappe successive sarebbero state improvvisate, sapevamo solo che dovevamo raggiungere la Svezia per prendere il ponte che conduce in Danimarca e poi rientrare. La Norvegia ci tentava parecchio ma rischiava di farci allungare troppo la strada e quindi non eravamo ancora sicuri di riuscire a farla. Dopo i due incontri di Tallin, in nave abbiamo iniziato a chiederci bene cosa avremmo voluto fare nei giorni successivi.
Noi non eravamo assolutamente partiti per raggiungere Capo Nord, per fare ciò avremmo dovuto tenere una media giornaliera di chilometri troppo alta e il che voleva dire fare tantissima autostrada e comunque godersi meno tutte le tappe. Oltretutto non era un posto che ci attraeva, l’avremmo raggiunto solo per dire “sono andato in moto a Capo Nord” ed appendere in camera la foto di noi due con le nostre moto nel punto più a nord d’Europa, ma dopo aver fatto un viaggio molto più organizzato, più stressante, meno libero e quindi non in linea con il nostro spirito.
Devo dire però che per un momento abbiamo pensato di allungare il giro e raggiungere Capo Nord, ma significava percorrere quasi tremila chilometri in più, così siamo tornati sui nostri passi e abbiamo pensato che allungare di così tanto il giro senza aumentare i giorni non aveva senso. Però, visto il bel tempo dei giorni precedenti ed il bel tempo previsto per i giorni successivi, eravamo ben più avanti del previsto e quindi la Norvegia poteva tornare nei nostri obiettivi.
A differenza di Capo Nord, la Norvegia era un posto che ci attraeva e quindi giustificava l’allungamento del giro. Avremmo potuto attraversare la Finlandia, traghettare da Vaasa a Umea in Svezia per risparmiare chilometri e tempo, attraversare la Svezia e la Norvegia fino a Trondheim, per poi percorrere le strade che ci interessavano e infine iniziare il rientro. Quella sera sbarchiamo così al porto di Helsinki in Finlandia con le idee un pochino più chiare per il proseguimento del viaggio.
Però, prima di tutto, volevamo esplorare il primo stato scandinavo e anziché scegliere la strada più diretta per la Svezia abbiamo percorso un centinaio di chilometri verso nord per pernottare in un campeggio a Hollola, vicino a Lahti, in riva al lago. Cosa non rara in quella zona visto che è conosciuta come la regione dei mille laghi.
La mattina seguente, dopo una colazione a base di caffè espresso e crossaint per la modifica cifra di 12 euro (dopo dieci giorni senza crossaint abbiamo strisciato la carta senza nemmeno guardare il display), partiamo alla scoperta di questa bellissima regione con un cielo limpido e un sole splendido e caldissimo.
Non eravamo gli unici ad essere stupiti del caldo, la gente del posto era sconvolta per queste temperature anomale e infatti in Lapponia avevano grossi problemi per gli incendi. Al primo impatto queste terre sono incredibili, si attraversano paesaggi da cartolina con laghetti, tipiche casette in legno colorate di rosso, foreste che se viste da una collina si estendono fino all’orizzonte. Poi andando avanti verso Vaasa, sul golfo di Botnia, ci si rende conto che in circa 500 chilometri continuano ad alternarsi laghetti e foreste senza troppa varietà, quindi ci siamo convinti che questi paesaggi così fantastici vadano gustati per qualche giorno, poi alla lunga il viaggio rischierebbe di diventare monotono.
Per sera siamo a Vaasa in campeggio e dopo tanti giorni di tenda ci siamo concessi i “cabin”, casette in legno colorate simili alle loro abitazioni ma in miniatura, con all’interno solamente due letti. Ottima soluzione per dormire al chiuso senza svenarsi andando in un hotel. Dopo una mattinata di riposo, nel primo pomeriggio ci imbarchiamo da Vaasa in direzione Umea, evitando così di percorrere via terra il golfo di Botnia che avrebbe richiesto circa mille chilometri in più.
Dopo quattro ore e mezza di navigazione, per sera siamo in Svezia e grazie anche alle giornate con tantissime ore di luce, praticamente tutte visto che un vero buio lì non c’è mai a luglio, percorriamo ancora un centinaio di chilometri in direzione Ostersund prima di fermarci in un campeggio.
Viaggi
Dopo cena, verso le 22 ma con il chiaro, facciamo un giro in spiaggia per vedere come era l’acqua e sorprendentemente non era per niente fredda. In 5 minuti avevamo addosso il costume ed eravamo in acqua a fare un bel bagno rigenerante in questo caldo nord Europa. Per noi, che viaggiamo sempre in moto senza una meta fissa, è difficile rispondere semplicemente a chi ci chiede dove siamo andati in vacanza.
Sicuramente raccontiamo dei posti che più ci hanno colpito e poi di quel punto sulla cartina dove il viaggio inverte la rotta. Lo scorso anno, dopo tanti giorni verso est, alle grotte di Devetashka in Bulgaria il viaggio ha invertito la rotta ed è iniziato il lento rientro verso ovest. Qui, a Vaasa, a circa metà delle tre settimane previste per la vacanza, dopo dieci giorni di guida verso nord iniziamo lentamente a scendere e quindi quello per noi è il punto più a nord raggiunto in sella alle nostre moto.
Nei primi giorni della vacanza mi arriva un messaggio di un amico che mi dice che improvvisamente si sarebbe trasferito per studi a Trondheim in Norvegia e mi invitava a bere una birra a Bergamo.
Noi eravamo già via e in mezza battuta gli ho risposto che non sarei riuscito e che prima o poi quella birra me l’avrebbe offerta in Norvegia. Ovviamente lui aveva preso la cosa sul ridere. Guardando il percorso per i giorni successivi vediamo che la strada per raggiungere l’Atlantic Road e la Trollstigen passava proprio dalla sua città!
Ci mettiamo così in marcia verso la Norvegia, fermandoci a pernottare in un campeggio vicino ad Are, località sciistica svedese a noi cara, visto che la nostra concittadina Sofia Goggia, qualche mese fa, su quelle nevi sollevò la coppa di cristallo per aver vinto la coppa di specialità di discesa libera.
La mattina dopo superiamo il confine norvegese e per pranzo siamo a Trondheim. Il nostro amico ci guarda increduli per averlo raggiunto a tremila chilometri da casa, mentre a noi sembrava tutto sommato normale visto che era di strada. Per pranzo ci ha cucinato dei tortellini Buitoni che, dopo due settimane via dall’Italia, ci sono sembrati una prelibatezza.
Dopo pranzo il viaggio continua e il paesaggio diventa tutto tranne che monotono, le foreste lasciano il posto a bellissimi fiordi e nel tardo pomeriggio iniziamo ad intravedere il famoso ponte curvo, visto qualche migliaia di volte in internet. Stavamo percorrendo l’Atlantic Road, una delle strade più famose e spettacoli al mondo.
Quella sera in campeggio abbiamo conosciuto una coppia di coreani che vivono in Svezia e dopo cena siamo tornati con loro sull’Atlantic Road per vedere l’eclissi lunare, evento già in se spettacolare, ma che da quel posto lo diventa ancora di più.
https://streamable.com/si42x
La mattina dopo ci svegliamo sempre con un bel sole e ci dirigiamo verso la seconda meta norvegese, la Trollstigen. Potevamo accorciare la strada con i numerosi ferry che attraversano i fiordi, ma abbiamo preferito aggirarli via terra e verso le 12, quando il caldo iniziava a farsi sentire, davanti agli occhi ci appare un fiordo dall’acqua azzurra al quale era impossibile resistere. Parcheggiamo le moto in una piazzola sulla strada e in pochi minuti ci troviamo a fare il bagno nel fiordo. Acqua freddina, ma ci si stava dentro piuttosto bene. Ripartiamo in direzione Trollstigen e poco prima dell’inizio della famosa strada ci fermiamo a pranzare al Circle K.
I Circle K sono i benzinai ex Statoil presenti in Polonia, baltico e Scandinavia e ci hanno accompagnato per tutta la vacanza perché, oltre a vendere ovviamente la benzina, hanno sempre il negozio dove è possibile trovare panini, hamburger, insalate, frutta, dolci e caffè espresso di buona qualità a prezzi onesti. Piatti buoni ed economici in Scandinavia sono spesso rari da trovare, così i Circle K erano i nostri luoghi prediletti per pasti e spuntini. In quel Circle K incontriamo un altro italiano che ci consiglia anche un’altra strada di cui ci avevano già parlato i ragazzi coreani, che passa dal fiordo di Geiranger.
Iniziamo così a salire sulla Trollstigen, attraverso tornanti (non ne facevamo da migliaia di chilometri) che si snodano sotto a spettacolari cascate. Il problema delle strade così gettonate è ovviamente l’eccessivo turismo, infatti la strada è molto trafficata tra moto, auto, camper e pullman e arrivati alla sommità c’è una costruzione moderna molto affollata che pare essere un centro commerciale. Come spesso accade nei posti turistici, vicino a luoghi conosciuti ce ne sono altri di bellezza non inferiore ma molto meno incasinati.
È il caso della strada che sale da Geiranger, un passo che arriva a più di mille metri (sembra poco, ma pochi chilometri prima eravamo al mare) con piacevoli tornanti, se non fosse per il forte vento che quasi ci tirava in terra. Dalla sommità si vedono bellissime montagne e un ghiacciaio a pochi metri dalla strada, tutto in assenza di traffico.
Sembrava il posto perfetto per fare campeggio libero, consentito in Scandinavia, ma il meteo per la notte era brutto e così siamo scesi fino a trovare un campeggio con cabin. Le strade belle erano terminate, ma per raggiungere casa c’erano ancora 2600 chilometri e bisognava cercare posti interessanti da vedere.
Dopo una mattinata in attesa che smettesse di piovere, ci rimettiamo in marcia e per sera siamo a Lillehammer, dove nel 1994 si svolsero le olimpiadi invernali. Al campeggio sul lago c’era la spiaggia e non è mancato nemmeno qui il bagno serale. Il viaggio prosegue poi l’indomani con un po’ di autostrada per passare Oslo e muoversi rapidamente fino al confine svedese, per poi perdersi nei bei fiordi prima di Goteborg. Qui abbiamo trovato una spiaggetta tranquilla con poca gente e abbiamo deciso di mettere lì la tenda anziché andare in campeggio, trascorrendo una serata tranquilla con l’irrinunciabile bagno in mare.
Viaggi
Il giorno dopo è stata una trasferta autostradale fino al ponte Oresund, l’incredibile collegamento tra Malmo in Svezia e Copenhagen in Danimarca, che inizia con un imponente ponte che conduce ad un’isola artificiale, dove la strada prosegue in un tunnel sottomarino che riemerge in Danimarca. Qui iniziamo a capire che i viaggi stanno per terminare.
La Danimarca per noi era uno stato di passaggio, con un giorno di pernottamento in un campeggio poco fuori dall’autostrada. Non avevamo previsto luoghi di interesse da visitare in questo viaggi, però ci saremmo aspettati qualche scorcio quantomeno da ricordare anche passando velocemente sulle strade principali. Invece, fatta eccezione per due o tre ponti dall’indiscutibile ingegno architettonico, non c’è stato nulla che ci ha colpito, solo distese di campi di grano fino al confine tedesco.
La Germania invece, per quanto non sia nota per grandi varietà di paesaggio, ci ha accolto con paesini molto belli che sembravano quelli dei libri delle fiabe che avevamo da piccoli. Il primo giorno ci siamo fermati in un campeggio vicino a Flensburg, sulle rive di un fiordo dove non abbiamo potuto non fare l’ennesimo bagno.
Il secondo giorno in Germania è stato quasi solo trasferimento autostradale, con fermata in un campeggio a sud di Hannover. Questo campeggio, frequentato solo da tedeschi e olandesi, è stato il posto in cui la gente ci è sembrata la meno onesta incontrata nei campeggi di tutta Europa. Sia alla reception sia al bar accettano carte di credito, ma per ogni transazione chiedono 2,50 € di commissione.
Poi, per il campeggio abbiamo due economici power bank pagati tre euro l’uno che la sera mettiamo in carica nelle apposite colonnine o, se non presenti o presenti ma con attacco blu per i camper senza adattatore, attacchiamo nei bagni.
Ecco, il mio power bank, sopravvissuto a campeggi in Romania, Montenegro, Polonia e tanti altri stati dove molti hanno consigliato di prestare attenzione ai furti, mi è stato rubato insieme al cavo proprio in Germania in quel campeggio frequentato solo da tedeschi e danesi…
Nei viaggi ho imparato che i luoghi comuni sono sempre pronti per essere smentiti. L’ultima tappa inizia con strade secondarie, per poi entrare in autostrada in tarda mattinata e raggiungere nel pomeriggio Uffenheim, altro tipico paese che merita una visita, dove abbiamo trovato un campeggio con piscina per tuffarci vista la temperatura abbondantemente superiore ai 30 gradi.
https://streamable.com/vzzcm
Il viaggi giunge così al termine, l’ultimo giorno prevede autostrada fino a Lindau, nel sud della Germania sul lago di Costanza, poi ingresso in Austria per passare Bregenz ed entrare in Svizzera, dove abbiamo acquistato le vignette in un benzinaio qualche chilometro dopo la dogana, visto che l’ufficio della dogana non prende le carte e propone un cambio franco-euro a dir poco da rapina. Per dare un po’ di brio alla tappa, a Splugen lasciamo l’autostrada e saliamo al passo dello Spluga, scendendo a Chiavenna e arrivando a Bergamo verso sera sotto un temporale improvviso ma stavolta ben accolto visto il caldo.
Attraversando i paesi tra Lecco e Bergamo, dove non c’è un metro di strada senza case o industrie, iniziavo a rimpiangere un pochino le foreste del nord che avevo più volte definito monotone. Anche vedendo tutti i paesi fatti da condomini spesso molto brutti e tristi ho rimpianto i villaggi desolati del nord composti da qualche sperduta casetta in legno.
Prima di spegnere la moto diamo un’occhiata al parziale della vacanza, che segna ben 7750 chilometri. Ricostruendo il viaggi, pensando a tutti i chilometri percorsi e al fatto che in tre settimane non abbiamo mai dormito due notti nello stesso posto, ci siamo resi conto che forse quest’anno abbiamo un po’ esagerato. La tentazione di allungare sempre i viaggi, attratti da una strada leggermente fuori percorso e poi da un’altra ancora è sempre molto forte. A volte risulta infatti difficile nei viaggi abbandonare quella fretta e quei ritmi veloci che ci accompagnano durante tutto l’anno, per lasciare invece spazio a tempi lenti e meno serrati, anche perché un po’ di riposo ogni tanto non farebbe male.
Alessandro Nava
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