mercoledì, Dicembre 1, 2021
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Viaggi: Tra i Carpazi e i Balcani

Amanti delle montagne, inizialmente incuriositi da strade come la Transalpina e la Transfagarasan abbiamo pensato ad un itinerario tra i Carpazi e i Balcani, con queste due strade come punto di riferimento ed il resto da vedere strada facendo. Senza un particolare motivo, quest’anno in fase di pianificazione delle vacanze estive abbiamo deciso di puntare ai Carpazi.
Dopo un anno fatto di routine, di giornate in cui tutto è organizzato da quando ci alziamo fino a quando ci addormentiamo, per noi in vacanza il solo fatto di partire in moto la mattina e non sapere dove dormiremo la sera è già una fantastica dose di libertà che ci mette energia e quindi per scelta non abbiamo prenotato nulla da casa.
Dopo aver dedicato qualche ora all’organizzazione dei bagagli, abbastanza numerosi poiché il nostro pernottamento preferito è nel prato di un campeggio, una mattina di metà luglio siamo partiti da Bergamo, direzione est. Superata Trieste, decidiamo di abbandonare l’autostrada per goderci al meglio i verdi paesaggi tra montagne e colline della Slovenia per poi arrivare in serata nei pressi di Maribor, dove dopo aver piazzato la tenda abbiamo realizzato di essere finalmente in vacanza.
Carpazi e i Balcani
Il giorno seguente ripartiamo verso il confine ungherese, che decidiamo di superare attraverso strade secondarie per gustarcelo meglio ed effettivamente l’impressione iniziale è stata forte. I paesini sloveni, simili a quelli austriaci, lasciano spazio a villaggi dall’aspetto molto più povero, strade dall’asfalto meno bello, passaggi a livello senza barriere e gente a spasso con il carretto trainato da cavalli, il tutto immerso in infinite distese di grano e di girasoli senza vedere città all’orizzonte. Forse ora siamo davvero nell’est Europa.
Accompagnati da un forte vento attraversiamo l’Ungheria fino al lago Balaton, dove improvvisamente si trova vita e turismo come se fosse una delle nostre località balneari d’estate e diventa facile trovare un campeggio per passare la notte. La mattina ripartiamo in direzione Budapest, che raggiungiamo verso l’ora di pranzo e, complice il fatto che era domenica e che la città era poco trafficata, riusciamo a girarla liberamente in moto, ammirando il palazzo del parlamento e percorrendo in moto il lungo Danubio e lo scenografico ponte delle Catene. Pranzo veloce ed imbocchiamo l’autostrada, che torna ad attraversare distese di campi senza incontrare grandi città o paesi fino a raggiungere Szeged, città universitaria poco distante dal confine con la Romania che raggiungiamo la mattina seguente.
Superata la città di Timisoara i campi di grano e girasole che ci hanno accompagnato per un migliaio di kilometri lasciano posto alle prime montagne. Siamo finalmente sui Carpazi. Per sera giungiamo a Sebes, lungo la mitica strada 67c, nota come Transalpina. Raggiunto il campeggio, indicato vicino alla strada principale, un anziano signore che lo gestisce ci propone una piccola casa singola in un prato al quale difficilmente si può resistere, viste anche le temperature più rigide delle montagne.
Ripartiamo carichi più che mai per scoprire una delle due strade che hanno fatto da esca per portarci nell’est Europa, attraversando bellissime foreste, poi alcuni laghi ed infine, salendo verso i numerosi tornanti che portano ai 2.145 metri del passo Urdele, la vista si apre e si possono ammirare tutte le montagne circostanti. Ci fermiamo a mangiare un boccone al passo e ripartiamo per affrontare altri numerosi tornanti che ci riportano a fondovalle, percorrendo poi alcune strade appena sotto alle montagne per raggiungere Curtea de Arges, dove inizia quella che è forse la strada più famosa della Romania e di tutti i Carpazi, la 7c, nota come Transfagarasan, che affrontiamo il giorno dopo.
Carpazi e i Balcani
La strada, lunga più o meno come la Transalpina, circa 130 km, attraversa una cinquantina di kilometri in mezzo alle foreste per poi aprirsi per gli ultimi kilometri molto panoramici, che portano al tunnel permettendo così di raggiungere l’altro versante della montagna, dove è d’obbligo la fermata alla vista dei tornanti che scendono verso il fondovalle.
In quel momento si provano emozioni che solo chi ama viaggiare in moto può comprendere, perché guardare dal vivo quel serpentino di tornanti che abbiamo già visto qualche centinaia di volte sul monitor di un PC, dopo aver attraversato mezza Europa con le nostre moto, è qualcosa che lascia senza parole.
Arrivati a Fagaras ci fermiamo a far benzina e pensare un po’ a come proseguire il viaggio. Fatte le due strade che non volevamo perderci, non avevamo nessun altro punto fisso e tutto il percorso doveva ancora essere deciso. Indecisi tra raggiungere il mar Nero, che a dire il vero non ci attirava chissà quanto ne come posto ne come strada ma forse era forte la tentazione di mettere un pin sulla cartina appesa in camera su un mare che sembrava dall’altra parte del mondo e che in quei giorni avevamo relativamente vicino, oppure scendere e perderci tra i Balcani. Guardando velocemente internet, in attesa di ripartire dopo il pieno alle moto ed un caffè, casualmente ci appare una foto di una grotta dalla bellezza incredibile. Pensando di aver trovato una foto scattata chissà dove, forse in un parco nazionale situato in un altro continente, presi dalla curiosità decidiamo comunque di informarci e vedere dove si trova. Breve ricerca e ci appare il nome, Devetashka Cave, Bulgaria, a circa 450 km dalla nostra posizione. Da quel momento, puntiamo verso sud e quella è la nostra nuova meta.
Carichi e con un nuovo obiettivo in testa ci rimettiamo in strada e da Fagaras ci dirigiamo verso Brasov per visitare poi il suggestivo castello di Bran, che ha ispirato la descrizione del castello del Conte Dracula nel celebre romanzo. Il giorno seguente percorriamo gli ultimi kilometri di Carpazi per poi attraversare tutta la pianura rumena percorrendo strade secondarie, incontrando solo qualche piccolo villaggio in più di cento kilometri fino a raggiungere il Danubio, dove ci imbarchiamo sul ferry che in pochi minuti ci porta dall’altra parte del fiume, in Bulgaria.
Superare un confine di stato via terra, soprattutto se per raggiungerne uno mai esplorato, è sempre qualcosa di emozionante. I vari controlli documenti, seppur a volte assai lunghi, poi la foto con il cartello e via lungo la strada assaporando le varie differenze rispetto allo stato dal quale siamo venuti, nel vedere un diverso stile architettonico nelle case, nelle strade, nei cartelli stradali o nel modo diverso in cui vive la gente. Superare il confine su un ferry che procede lento su un fiume, osservando uno stato che si allontana e l’altro stato che pian piano si avvicina è qualcosa di unico.
Carpazi e i Balcani
Arriviamo nei pressi della città di Lovec e ci dirigiamo verso le grotta anche se ormai si era quasi fatta l’ora del tramonto. Fortunatamente a luglio le giornate sono ancora parecchio lunghe. Le grotte sono qualcosa di favoloso, uno spettacolo della natura, così per una buona oretta giriamo all’interno di queste grotte quasi dimenticandoci del tempo che sta passando e che ormai il buio è vicino. Usciamo dalle grotte con il sole che ormai sta sparendo dietro l’orizzonte e ci precipitiamo verso Lovec per cercare velocemente un campeggio, un ostello, un qualsiasi posto per dormire. La città, raggiunta dalla periferia, si presenta con squallidi complessi industriali abbandonati e con insegne rigorosamente in cirillico, così ci dirigiamo verso il centro ed arriviamo alla piazza principale ormai con il buio. Chiediamo disponibilità agli hotel presenti in zona, ma nessuno ha un’area privata per parcheggiare le moto e tutti ci invitano a lasciarle lungo la strada ma la cosa non ci convince troppo.
Passate le dieci di sera e oramai quasi decisi ad uscire dalla città per fare campeggio libero nei campi appena fuori, ci si affianca un’altra moto. E’ Ralcio, un motociclista bulgaro che parla l’italiano e che ci chiede se serve aiuto, dopo avergli spiegato tutto ci accompagna in un posto di sua conoscenza con ottime camere, ristorante tipico e possibilità di parcheggiare le moto all’interno del ristornate dopo l’uscita degli ultimi clienti, il tutto a prezzi molto buoni.
Beviamo così una birra in compagnia di Ralcio parlando del più e del meno e il giorno seguente visitiamo con lui, ovviamente in moto, delle altre spettacolari grotte non lontane dalla città.
Viaggiando in moto capita spesso di fare fantastici incontri con la gente del posto, sempre pronta ad aiutarci senza chiedere nulla in cambio; questi sono i ricordi più piacevoli che si hanno dei viaggi.
Dopo la visita alle grotte percorriamo l’autostrada fino a Sofia e dedichiamo il pomeriggio a visitarla, ripartendo il giorno seguente verso la Serbia attraversando il bellissimo parco nazionale di Kopaonik, per poi pernottare nel parco nazionale di Golija in una tipica abitazione in legno e pietra che riusciamo ad affittare non senza difficoltà linguistiche con la famiglia che la gestiva, che parlava soltanto serbo.
Dopo una colazione a base di polenta e formaggio ci mettiamo in marcia verso Novi Pazar, superando il confine con il Montenegro per raggiungere il parco nazionale del Durmitor, che si presenta inizialmente con una distesa di piacevoli colline con abitazioni in legno dal tetto spiovente, con le montagne sullo sfondo. La sera, visto il cielo minaccioso, decidiamo di pernottare in campeggio ma di non utilizzare la nostra tenda, bensì di alloggiare in piccolissime casette di legno dall’espetto simile alle abitazioni locali ma con all’interno solamente due letti. Scelta saggia, visto che la notte è stata piuttosto piovosa.
La mattina dopo percorriamo tutta la stretta stradina che attraversa il parco nazionale per raggiungere il passo Sedlo a 1907 m, sempre con lo sguardo verso le bellissime vette circostanti fino a raggiungere il fondovalle dove gli ultimi tornanti conducono all’azzurrissimo lago Pluzine. Seguendo il fiume raggiungiamo uno scricchiolante ponte il legno, dall’altra parte del ponte sventola la bandiera bosniaca.
Controllo documenti non senza problemi visto che la carta verde non originale (dato che abbiamo l’assicurazione online) inizialmente non la volevano accettare e le prime parole del poliziotto di frontiera sono state “Back!”, per poi lasciarci passare dopo aver visto la nostra insistenza. Nel primo pomeriggio raggiungiamo Sarajevo, dove trascorriamo anche il giorno successivo conquistati da questa bellissima città circondata dalle montagne, dove convivono pacificamente diverse culture e diverse religioni, una città che guarda avanti verso il futuro ma che porta ancora le ferite di una sanguinosa guerra che l’ha sconvolta fino a poco più di vent’anni fa.
Carpazi e i Balcani
Riprendiamo il viaggio verso Mostar, altro luogo simbolo della guerra dei Balcani, per visitare il famoso ponte di Stari Most, distrutto nel 1993 e poi ricostruito. Purtroppo, complice anche la vicinanza con le località turistiche della costa croata, è eccessivamente preso di mira dal turismo di massa e quindi, almeno per noi, poco godibile. Nel pomeriggio raggiungiamo il mare della Croazia, dove trascorriamo gli ultimi giorni di vacanza e prima di lasciare il paese visitiamo l’ex base militare di Zeljava, nella quale nonostante sia ormai in stato di abbandono è possibile percorrere in moto le lunghe piste di atterraggio dove un tempo decollavano i Mig e che portano a bunker scavati nella montagna, prestando attenzione ai numerosi cartelli “Mine!”.
Dopo 5.000 kilometri di viaggio facciamo rientro a casa, dopo aver esplorato due bellissime catene montuose, i Carpazi e i Balcani. Abbiamo attraversato stati dove il turismo di massa non è ancora arrivato ma che paesaggisticamente hanno molto da offrire, dove l’economia è decisamente povera o dove la guerra ha segnato per lunghi anni la vita di quelle persone ma la loro grande accoglienza e disponibilità ha reso il viaggio ancora più indimenticabile.
Alessandro Nava
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