Nel 2027 il WorldSBK rischierà di perdere buona parte degli appassionati per una serie di motivi. Gli stessi per i quali, però…
Cosa cambierà nel WorldSBK 2027
A partire dal prossimo anno, il campionato delle derivate di serie perderà le attuali coperture Pirelli (che forniranno la MotoGP) a favore delle Michelin. Oggettivamente, le SBK baratteranno qualche decimino nel giro secco della qualifica con un rendimento più costante. Vale a dire, un minor degrado negli ultimi giri. A patto di guidare in maniera più spigolosa, Stop&Go.
A corredo di ciò, il limite di cilindrata si innalzerà dai 1000 ai 1200 cc anche per moto con motori 4 cilindri. Oltre ad un potenziale aumento delle (già ragguardevoli) velocità massime, questo porterà una considerevole apertura verso nuovi marchi. Inclusi quelli che, per inadempienza a questa regola, avevano abbandonato il campionato.
Bye the way
Dal 2027, mancheranno entrambi i mattatori delle ultime stagioni. Se il 2025 si è corso sul filo del dualismo Toprak Razgatlioglu-Nicolò Bulega, il 2026 ha visto partire il turco alla volta della MotoGP (con conseguente dominio dell’italiano). Nel 2027, anche Bulega saluterà le derivate di serie per tornare tra i prototipi. Quindi, chi rimarrà a “tenere banco”?

Voglio dire: quali nomi possono attrarre il grande pubblico? Quali battaglie epiche tra chi ci si possono prospettare? Già prefiguriamo weekend al termine dei quali diremo: “ha vinto…Coso, lì…Oddio come si chiama?”. E rovistando gli scaffali della memoria, non ne uscirà che la nostalgia per cognomi come Fogarty, Bayliss, Corser, Haga, Spies, Rea…E tutti quelli che ricordate anche voi.
Un’insensata voglia di equilibrio
Anche perché, l’attuale equilibrio tra costruttori è abbastanza impietoso. Ducati domina in lungo e in largo: laddove non ci arrivino con il team ufficiale, ci sono quelli privati (Barni, GoEleven, Motocorsa, Marc VDS, Bonovo etc.) a contrastare la concorrenza. Se già con il mono posteriore la Panigale V4R era vincente, adesso è diventata insuperabile.
La Yamaha R1? Addio! La Kawasaki? Non gode più dello sviluppo di un tempo; BMW? Troppo nervosa e “sui generis”; Bimota? Ancora troppo acerba; Honda? Con l’attuale CBR non vincerebbe neppure il CIV. E cosa pretendiamo, che Aprilia entri e faccia subito tabula rasa? O che – ancora peggio – gli altri corrano un’intera stagione “al gancio”? Per giunta, con delle gomme inedite.

Il rovescio della medaglia
E se tutti gli elementi di disturbo appena citati fossero invece degli incentivi? Vedere come se la caverà ciascuna moto con le nuove gomme e confrontarne le differenze di rendimento è già, di per sé, una sfida da vedere. Stesso dicasi per i piloti: di fronte un comune demotivatore (no, non è un refuso, NDA) come le gomme, alcuni potrebbero esibire una maggiore o minore capacità di adattamento.
E chi permarrà nella stesso team del 2026 avrà modo di testare la solidità del suo rapporto con la squadra. E se l’aritmetica c’insegna che 2+2 faccia sempre 4, la già più complessa algebra apre a diverse soluzioni per X1 ed X2. Figuriamoci i tecnici che, per comunicare al meglio con i piloti, hanno dovuto imparare la lingua dei segni.
Variabili incazzate nella WorldSBK 2027
E per quel che concerne i piloti, l’assenza dei gatti farà ballare i topi (ci si perdonino metafore di Linea Sabiana). Non essendoci vincitori annunciati, un maggior numero di piloti potrà aspirare alla vittoria. Perciò, ogni weekend porterebbe maggiori spettatori davanti alla TV. O in circuito, dove l’affluenza è ancora troppo modesta. Gare da Coca-Cola con ghiaccio e limone, per campionati da decidersi ai punti.

E poi, non so voi, ma io sono curioso di vedere cosa farà Franco Morbidelli in sella alla Panigale V4R ufficiale. Dopo qualche anno passato a vagabondare per le piste della MotoGP, snobbando il WorldSBK, sono convinto che questa retrocessione (a suo dire, non mio) possa restituirgli smalto, linfa. Voglia di correre. E di intrattenere il pubblico, come in quel 2020 di distanza, solitudine, amuchina e mascherine.
Photo: Photo Art Evolution





