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WorldSBK. Samuele Cavalieri: “Ho l’opportunità di rimettermi in gioco”

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Samuele Cavalieri è nato il 7 giugno del 1997 a Bologna, ma è di Lido degli Estensi (FE), dove vive. Dopo aver corso nel CIV con Motocorsa e Barni Racing, ha gareggiato come Wild Card o sostituto nel WorldSBK.

E’ entrato in pianta stabile nel Mondiale delle derivate di serie da questa stagione, ma dopo tre gare ha lasciato il Team Pedercini, per mancato raggiungimento degli obiettivi comuni.

Dopo un periodo in forza al team italo-danese Schact, Samuele è stato chiamato da uno dei suoi più grossi estimatori, ovvero Marco Barnabò, per offrirgli la moto lasciata libera dall’uscente Tito Rabat.

Cinque gare tra Europa, Sudamerica e Asia per provare a ottenere dei buoni risultati e crescere insieme al team con cui ha vinto due gare al CIV nel 2020; ci ha invitato sul suo truck e ci ha raccontato un po’ di cose curiose e di sue idee.

L’intervista a Samuele Cavalieri

Con questo trittico della Penisola Iberica, ti ritrovi ad aver già fatto due gare con questo team, che non è nuovo per te e ora sei a Portimao. Come la vedi?

“Sono contento, non è facile entrare in stagione in corso, a fine stagione e senza test con una moto diversa. Il livello è molto alto, sia delle squadre, che dei piloti, ma stiamo facendo un buon lavoro. Il feeling con la squadra è buono e con la moto migliora sempre di più. Per me sono piste nuove o in cui ho girato nel 2016, quando facevo l’europeo e quindi molto diverse da fare con una superbike”.

“A Barcellona mi sono trovato bene; a Jerez abbiamo fatto un altro passo in avanti, infatti, in Gara 2 sono stato in lotta fino alla fine per la top-ten. Purtroppo faccio fatica nell’ultima frazione di gara, con il decadimento della gomma. Devo capire come sfruttare meglio la moto in questo senso. E’ vero che ho fatto tante gare con una “mille” anche al CIV, ma le corse sono brevi e devo imparare a gestirla meglio. Vediamo di migliorare sempre di più”.

Com’è stato prendere in mano una moto che conoscevi, ma che è stata lasciata da un pilota esperto come Tito Rabat?

“Sinceramente non ho pensato al pilota esperto o altro. Ho pensato solamente a mettermi il casco e ad entrare in pista spensierato. Non ho pensato al pilota che c’era prima; che è stato Campione del Mondo Moto2 e che non è riuscito a raggiungere gli obiettivi della squadra.

Sto pensando solo a concentrarmi in queste cinque gare, alla guida, senza pensare troppo al perché chi c’era prima di me non andasse, ma ho pensato solo a me stesso”.

Samuele Cavalieri

E che moto hai trovato?

“Secondo me il pacchetto non è male e si può fare molto bene; non è facile sfruttarla perché è una moto che ho usato bene l’anno scorso a Barcellona, mentre a Magny-Cours è sempre piovuto e non ho avuto riscontri.

Quando sono salito sulla moto, dopo un anno che non usavo una Ducati Panigale V4, non è stato facile, ma ha del potenziale e biosogna lavorare per sfruttarla al meglio”.

Quanta esperienza hai a Portimao?

“Qui pochissima. Ho fatto una sola gara di CEV in Moto2 e da quella volta non ho più corso a Portimao”.

Lasciare un team con cui hai iniziato un campionato del mondo da titolare è una scelta difficile, ma hai avuto i motivi per farlo. Com’è stato quel periodo in attesa di questa chiamata di Team Barni?

“Quando sei  in un mondiale e prendi in considerazione di ritirarti e lo fai veramente, non è bello perché si fanno tanti sacrifici e ci si mette molto impegno per arrivare, che ritirarsi di propria iniziativa significa che stai soffrendo”.

ritirarsi di propria iniziativa significa che stai soffrendo

Una volta ritirato non sapevo che cosa m’aspettasse. Fortunatamente e grazie alle persone che mi sono vicine, ho avuto l’opportunità di rimettermi subito in gioco. Prima nel National Trophy, con il Team Shact e la Ducati Panigale V2, che ringrazio per aver creduto in me e per avermi offerto il loro progetto”.

La ciliegina sulla torta è stata questa chiamata di Barni. Ero a Ferrara che stavo mangiando una piadina con la mia ragazza. Mi ha squillato il telefono e quando ho risposto era Marco Barnabò che mi diceva che sarei potuto andare nel team a sostituire Tito (Rabat ndr)”.

Si dice che quando si chiude una porta, poi si apre un portone. Il portone si sta aprendo?

“Già avere l’occasione di finire le ultime cinque gare del mondiale. Non si tratta di una gara o due improvvisate; ma piuttosto di instaurare un metodo di lavoro, sperando che tutto questo, una volta concluso, diventi un mega portone per il 2022″.

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