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Come sono andati i Test MotoGP 2026 di Toprak Razgatlioglu? Eh…

La scorsa settimana si sono conclusi i test MotoGP 2026 a Sepang: tra le varie novità, il debutto assoluto in categoria di Toprak Razgatlioglu. Dopo 3 giorni, abbiamo tratto qualche conclusione.

Toprak Razgatlioglu ai test MotoGP 2026

La prima di esse è che il mondo dei social è pieno di ingegneri e telemetristi in incognito. Dopotutto, per farsi un’idea su come andrà la stagione ancora da iniziare è sufficiente: guardare il foglio dei tempi; mettere in risalto le differenze di velocità massima; evidenziare differenze in questo o quel settore, se avanza tempo. Diceva Giobbe Covatta: “Basta poco, che ce vo’?”.

Soprattutto, c’è in giro la sindrome della sala parto. Quando nasce un bambino, non gli si da neppure il tempo di emettere i primi vagiti che subito la parentela ne analizza i pori cutanei per stabilire se assomigli più a mamma o a papà. Stessa cosa con il turco che, a ben guardare, appare un corpo estraneo. Piccolo sfogo a parte, analizziamo anche noi.

Vedo!

Il tracciato di Sepang è il più completo e severo dell’intero campionato. Non per nulla viene scelto per i test pre-stagionali: curve veloci, lente, in salita, in discesa, da raccordare con frenate forti e ripartenze decise. Non male per valutare una moto ma anche un pilota. Se pensiamo che durante il Day 2 tutte le Yamaha M1 sono state a riposo per motivi di sicurezza ed è una moto che lui deve conoscere, capiamo che il suo operato non sia ancora valutabile

In questo contesto, dopo 3 giorni di test, Toprak ha girato 1.5″ più lento del riferimento di sessione. Oltretutto, c’è da conoscere il mondo dei prototipi, cui Toprak si sta approcciando solo ora: elettronica, aerodinamica, gomme Michelin, motore V4, nuova squadra, nuova moto. Insomma, ci sarebbe da avere soggezione.

A me gli occhi, please!

Chi credeva che la MotoGP avrebbe imborghesito la guida sporca, irriverente, acrobatica di Toprak si è sbagliato di grosso. In un mondo di elettronica di stampo aerospaziale (che già nel WorldSBK è molto avanzata), appendici aerodinamiche a mo’ di scala anti-incendio e posizioni di guida che richiamano lo Yoga, Toprak è sempre Toprak.

Il punto forte della sua guida è la staccata: frenate profonde a moto dritta che decrescono efficacemente sino al punto di corda. Dove – per forza di cose – sarà sensibilmente più lento degli avversari. Ma tale è il vantaggio accumulato da non lasciare spazio alle repliche. E affinché il pubblico si ricordi di lui, qualche lungo stoppie durante i giri di rientro.

Il rovescio della dinamica

Peccato che la MotoGP, piaccia o meno, imponga una maggior pulizia nella guida. Traiettorie meno spigolose, in virtù di un’elettronica più raffinata che calibra ancora meglio l’erogazione della potenza (e della coppia). Anziché posticipare all’inverosimile la staccata ed esser più rapidi negli ultimi 20 metri di rettilineo, qui ancor più che in Superbike è importante preparare l’uscita di curva e conservare il vantaggio per il successivo rettilineo di 1 km.

In quest’area Toprak non è ancora abbastanza efficace (nella misura in cui sia in pista per vincere in MotoGP, non per lo Yamaha Supersport Pro Tour). La sua posizione in sella è la stessa di quando correva in Superbike: sedere molto fuori dalla sella, busto relativamente eretto ed abbarbicato al serbatoio. I cambi di direzioni sono più nervosi e bisogna usare più il motore; in accelerazione, la moto è ancora troppo piegata e l’elettronica libera la potenza in ritardo.

Partita doppia

In contabilità, questo metodo ribalta la legge del “dare/avere”, creando scompensi agli studenti di Economia. Toprak fa altrettanto, ammettendo – in soldoni – di non essere particolarmente veloce a centro curva. Salvo poi ammettere – imboccato dagli ingegneri – che si debba intervenire sulla moto per soccorrerlo in quel frangente. Sembra poco? In SBK non avrebbe mai affermato una cosa simile.

Ma con l’arrivo in MotoGP è finita per lui un’era. Quella delle gomme da tempo sparate fuori a metà sessione, il pilota che entra in pista con gli occhi di fuori e continua a ficcare le marce con il retrotreno che derapa e lo sterzo a battuta. Durerà solo un giro? Bene sarà un record della pista. Con i prototipi, questo torrente di emozioni va consumato una goccia per volta.

Quindi, i test MotoGP 2026 di Toprak Razgatlioglu…?

Sono andati. Bene, male, così o cosà. Sono andati e tra meno di 3 settimane avremo già saputo come si approccerà al weekend di gara. Ma di una cosa siamo sicuri: non facciamoci ingannare dalla sua scarsa loquacità. Quel ragazzo è lì per vincere.

Federico Trombetti
Federico Trombetti
Federico Trombetti nasce in provincia di Roma nel 1992. Il suo paese sorge in prossimità di un aeroporto e forse nasce da qui la sua passione per i viaggi. Studente perenne di qualsiasi argomento gli capiti a tiro, ha 3 grandi amori: la Scrittura, nella quale si cimenta dal 1° anno di liceo, con poesie e brevi componimenti, sino a scrivere il suo primo romanzo a 17 anni e il secondo a 22 (magari un giorno li pubblicherà…); la Filosofia; i Motori, per i quali spende buona parte del suo denaro e del suo tempo libero. A 10 anni nasce l’amore per il motociclismo, a 14 il primo motorino, a 22 la prima giornata in pista. Qualche gara amatoriale e la costante voglia di migliorarsi. Grande appassionato di Musica, Cinema, Teatro e Cucina. Non sopporta i luoghi comuni, gli alcolici e la filosofia del “tutto o niente”.

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