Il British Superbike riesce a mettere d’accordo tutti coloro che ne parlano per il più semplice dei motivi: piace a tutti. Solo semplice esterofilia? Vediamo le caratteristiche che lo differenziano dai suoi simili.
Storia del British Superbike
Il British Superbike, più conosciuto come BSB è il campionato delle derivate di serie del Regno Unito: Inghilterra, Scozia, Galles e Ulster (Nord Irlanda). Nato nel 1988 ad opera dell’organzzatore MCRCB-Events, è la massima espressione britannica dei prodotti acquistabili da qualsiasi utente. Nulla di nuovo rispetto al WorldSBK e al CIV SBK.
Tali prodotti vengono poi spogliati di tutte le loro sovrastrutture stradali (fari, frecce, targa etc.) e, come in qualsiasi altro campionato, modificati secondo i canoni regolamentari. Questi ultimi sono ben diversi da quelli comuni, ma ci arriveremo. E’ oggi declinato nelle seguenti categorie: Superbike, dove corrono i mezzi più preparati; Supersport, dove i 600 sfoggiano il loro equilibrio; Superstock 600 e 1000, in regime di monogomma Pirelli e preparazione più standard; monomarca Honda e Ducati.
Un fiore all’occhiello di tale campionato è la prolificità di leggende, poi confluite nelle competizioni mondiali. Molti dei suoi partecipanti hanno fatto poi sbarcato il lunario: dallo stoico Leon Camier a Cal Crutchlow che oggi corre in MotoGP; dal mago del bagnato Ryuichi Kiyonari al supremo Jonathan Rea; dal leggendario Troy Bayliss al ribelle Scott Redding. Il tutto passando per piloti di grande calibro quali Leon Haslam e Eugene Laverty.
L’assoluto livello del Campionato è confermato anche dagli scarsi risultati ottenuti da piloti ben accreditati su scala mondiale: Davide Giugliano nel 2017 e Xavi Fores nel 2019. Quest’ultimo ha preso parte al CIV SBK con la Kawasaki privata del team Puccetti, facendo una discreta figura.
Addestramento reclute
Il punto è proprio questo: cambiano i mezzi. Le moto impongono una guida ben diversa, private di un Must Have odierno: il controllo di trazione. Nel BSB non esiste e quando lo stesso Xavi Fores aprì il gas della sua Honda CBR1000 Fireblade come sulla sua raffinata ex Ducati Panigale 1199R WorldSBK fece un volo che (per sua fortuna) ricorderà per sempre.
Freni in mano fino al punto di corda; inversione di piega a velocità da tamponamento; gas spalancato e busto all’infuori per raddrizzare la moto. Questa la guida spigolosa dei 1000 moderni, che in questo campionato non funziona. Si vedono raramente piloti posare per delle artistiche foto con il gomito a terra. I 220 cv di queste moto si sentono in ogni muscolo del corpo: sono leoni inferociti da accarezzare con cura e gli eccessi si pagano a suon di “gambe viola”.
Piste estreme
Le piste britanniche sono l’espressione di una grande massima di Don Milani: “Ogni lezione non imparata oggi, sarà un calcio nel sedere domani”. Le carreggiate sono molte strette: i piloti lottano in spazi più chiusi e con meno traiettorie alternative a disposizione. Tolta la pecora nera Silverstone, hanno continui ed evidenti cambi di pendenza. Pur godendo di vie di fuga adeguate, buona parte delle traiettorie sono cieche: non si vede dove andranno a posizionarsi le ruote. Inoltre, dopo la riga bianca c’è subito l’erba. Un disincentivo a forzare staccate e manovre, con la sicurezza di rientrare in pista.

Le piste sono 8, a differenza di altri campionati che ne contano circa la metà. Donington Park ha una velocissima S in discesa che toglie il fiato. Brands Hatch ha un asfalto molto ondulato anche sul rettilineo principale. Oulton Park le sue staccate cieche in discesa. Cadwell Park non ha un vero e proprio Paddock. Compensa però questa mancanza con “The Mountain”: un vero e proprio salto in cui i piloti vengono si dividono tra forze contrastanti: la necessità di tenere aperto il gas per ragioni cronometriche; la voglia di chiuderlo per non diventare del paesaggio.
Piove sul bagnato
In queste piste così complesse, c’è poi un elevato tasso di precipitazioni. Interpretare simili tracciati, con un limite di aderenza tanto variabile, è rischioso. Lo stesso Casey Stoner nel 2000, quando correva nella semplice Aprilia Challenge 125, debuttò sul circuito di Snetterton in condizioni di nevischio. Non è un caso che questi piloti abbiano una grande confidenza col bagnato.

Piove sul bagnato anche in senso metaforico. Il BSB gode di grande notorietà in patria: ne consegue che molte aziende siano disposte a sponsorizzare team e piloti. Un vantaggio x entrambi: i primi non sono costretti a “spennare” i piloti e le loro famiglie con richieste ben oltre i redditi decennali; i secondi godono di sponsor personali, dai quali trarre un gruzzolo.
Va anche ricordato che qui esistono dei Premi Vittoria. Niente di stellare, solo il riconoscimento per l’impegno profuso. Dopo tante spiegazioni, volete godere? andate sul canale YouTube del BSB, impostate la massima risoluzione ed alzate il volume.
Buona visione!





