Il prossimo fine settimana, la MotoGP 2024 correrà a Phillip Island: ci sembra giusto omaggiare Casey Stoner che su quella pista era imbattibile.
Il Re di Phillip Island era Casey Stoner
Giunto in Ducati nel 2007 come ripiego – e pagato soli 350.000 dollari a stagione – l’australiano dominò la stagione e divenne Campione del Mondo. La magia si ripeté nel 2011 con Honda, con annessi colpi di scena ed accidenti (QUI ripercorriamo la sua storia). Fatto sta che sulla pista australiana Casey era imbattibile.
6 vittorie di fila dal 2007 al 2012, passando da Ducati ad Honda e da motori 800 a 1000 cc. Tant’è vero che si ritirò dopo aver lottato stabilmente per il mondiale contro Jorge Lorenzo. Ma come mai su questa pista era così efficace? Non sarà solo l’aria di casa…
Veloce per il vento
Il tracciato australiano è da sempre molto particolare. Oltre ad essere vicino all’Oceano, il che include grandi raffiche di vento da interpretare tecnicamente, è il più scorrevole in campionato, con lunghi curvoni dalla percorrenza velocissima. E se con le piccole cilindrate tale caratteristica ravvicina i piloti per via delle scie, con le MotoGP il discorso cambia.
Poiché i prototipi della Classe Regina prevedono sempre più una guida Stop&Go per valorizzare i freni in carbonio ed i super-motori a disposizione, non è facile interpretare piste così veloci. Perché a tale velocità, non si viaggia solo a moto piegata. Bisogna anche invertire la piega e cambiare direzione. Rinnovo la domanda: come faceva Casey?
Sinonimi e contrari
Il 2 volte Campione del Mondo di MotoGP, prima di correre su asfalto, è stato in terra natìa Campione di Motocross senza eguali. Questo ha acuito la sua abilità nell’andar forte in condizioni di scarsa aderenza e contrastando i mezzi, anziché abbandonarsi alla piega.
Casey era l’unico pilota al mondo a guidare “di posteriore”. In ingresso curva, pestava il freno posteriore (del quale faceva un utilizzo massiccio), dopodiché apriva il gas per derapare e chiudere la traiettoria di sovrasterzo. Infine, si appendeva “a pendolo” con il busto fuori dalla moto. Uno stile di guida che gli ha permesso di andar forte con moto sotto-sterzanti come la Ducati Desmosedici di Filippo Preziosi.
Ecco spiegato perché da quella stessa Ducati, Valentino Rossi non ha cavato un ragno dal buco in due anni. Abituato alla guida pulita con la quale vinceva sulla Yamaha M1…
La uno, la due o la tre?
Alla Curva 3 di Phillip Island, Stoner ha sempre fatto la differenza. Uscendo dalla 2 in 2° marcia sui 115 km/h, dava gas a moto dritta. Snocciolava le marce fino alla 5°, ed impostava la Curva 3 a 260 km/h circa. A quel punto, pelava il freno anteriore per caricare l’avantreno e pestava il posteriore per farlo scivolare.
A questo punto, il capolavoro: riapriva nuovamente tutto il gas, rilasciando il freno posteriore. In pratica, sostituiva il controllo di trazione, ben meno raffinato di oggi, cercando il giusto compromesso tra sovrasterzo per chiudere la curva, velocità di percorrenza e scarico della potenza. Il tutto con entrambe le ruote sul cordolo interno.
Anche Danilo Petrucci amava Casey Stoner a Phillip Island
Il pilota di Southport ha sempre ispirato il ternano. E, nonostante un piccolo malinteso a metà stagione, quando nel 2012 i due condivisero la griglia della MotoGP, Petrux fu autore di un grande attestato di stima.
Danilo Petrucci #9:
“Le fasi della vita dovrebbero essere: nasci, cresci, vedi un giro di Stoner a Phillip Island, ti riproduci e poi muori.”
Più chiaro di così? Sincero, perentorio e rustico. Proprio come il suo stile di guida.





