Se una volta arrivati a Bourg-Saint-Maurice non siete costretti a tornare in Italia, superando comunque il bellissimo passo del Piccolo San Bernardo, ma potete continuare per altri chilometri sulla Route des Grandes Alpes, si entra in una delle valli più belle delle Alpi francese, la Val d’Isére.
Superati i palazzotti che poco si intonano col paesaggio circostante, davanti a noi la vista si apre su cime e ghiacciai e si inizia a vedere la strada che sale in alto, molto in alto, fino a raggiungere i 2.770 metri sul livello del mare del col de l’Iseran, che è infatti noto per essere il valico asfaltato aperto al traffico più alto d’Europa superando di una manciata di metri il “nostro” passo dello Stelvio.
Scendendo, la vista è sempre eccezionale e il ghiacciaio richiede spesso pause fotografiche, ma il paesaggio pian piano cambia e ci si trova in una tranquillissima e verde vallata dove, a differenza della val d’Isére, non ci sono grossi paesi, alberghi e piste da sci, ma solo qualche paesino fatto di piccole case in pietra. In questi paesini qualche anno fa è stato girato il famoso film Belle e Sebastien.
Da Col de la Medeleine al lago artificiale
La strada raggiunge il Col de la Medeleine (da non confondere con il suo omonimo ben più conosciuto, che si trova più a sud) e scende in Val Cenis, dove c’è il bivio per poter rientrare in Italia dal Colle del Moncenisio.
Anche qui, come a Bourg-Saint-Maurice, c’è la possibilità di abbandonare il percorso per tornare a casa e anche qui il passo “fuori percorso” è un posto bellissimo. La strada arriva al passo dove c’è il lago artificiale dall’acqua azzurra, poi alcuni tornanti conducono sotto la diga dove si supera il confine italiano.
Da lì la strada, oltretutto recentemente riasfaltata, è un susseguirsi di divertentissime curve che invitano ad una guida più sportiva che turistica, fino ad arrivare a Susa, dove si può entrare in autostrada per raggiungere Torino e quindi casa.
Se invece non si ha ne fretta ne necessità di tornare a casa, si continua a percorrere la Val Cenis, che presto condurrà ad alcuni dei passi più belli di tutto l’arco alpino.
Se arrivate a Lanslebourg-Mont-Cenis, il primo paese della valle, quando ormai è tardi e il sole sta calando c’è un bellissimo ed economico campeggio di fronte al paese, dall’altro lato del fiume, raggiungibile superando un pittoresco ponticello in legno.
Il campeggio è soltanto un prato con qualche albero in riva al fiume e l’unico edificio presente è il bagno. Semplice ed essenziale, come deve essere, dove una volta montata la tenda ci si può comodamente sdraiare per riposarsi tranquilli ascoltando l’acqua che scorre a pochi metri. Se poi volete farvi una birra o mangiare un boccone, in cinque minuti di camminata si arriva in centro al paese.
La strada prosegue poi in discesa in questa piacevole vallata, fino a raggiungere Modane dove sbuca il traforo del Frejus (modo peggiore, per noi motociclisti, per attraversare le Alpi) e poi Saint-Michel-de-Maurienne dove si abbandona la strada principale in direzione Valloire.
Un’atmosfera unica sopra i 2.500 metri delle alpi francese
Finalmente si ricomincia a percorrere strade divertenti, con veloci curvoni panoramici che in pochi chilometri conducono al Col du Telegraphe, che fa da piacevole introduzione alla meravigliosa strada che, passato Valloire conduce a quello che senza dubbio è uno dei passi più belli che si possano percorrere in moto, il Col du Galibier.
La vista è sempre molto aperta sulla verde vallata, quasi disabitata, che ha la capacità di farci sentire veramente piccoli davanti alla maestosità della montagna e della natura. Salendo è incredibile guardare in basso e vedere come gli altri motociclisti sembrano formichine, visti da lontano. Gli ultimi tornanti poi si presentano non troppo larghi e sprovvisti di protezione a valle, quindi invitano a gustarsi la strada ma anche a non aprire troppo il gas.
Lungo la strada noterete più di un fotografo pronto a farvi un set fotografico che poi quando tornerete a casa troverete online al sito internet indicato sullo striscione apposto li vicino. Ovviamente vedrete foto piccole e con il loro logo, se volete l’originale dovrete pagare una decina di euro a foto. Io alla fine ho ceduto e l’ho comprata, ogni tanto la guardo e mi scappa un sorriso.
Il passo è un vero passo alpino, senza rifugi, alberghi e ristoranti ad accoglierci, ma solamente un furgoncino di un ambulante. Situazione ideale per apprezzare veramente l’atmosfera che si respira sopra ai 2500 metri.
La discesa poi non è da meno, anzi, la sosta è spesso resa obbligatoria dalla vista che si ha sul ghiacciaio dai tornanti che dal passo conducono al col de Lautaret, pochi chilometri sotto. Altro famoso passo della Routes des Grande Alpes, anch’esso a più di duemila metri di quota.
Lì si può scegliere se andare verso Grenoble per raggiungere altre destinazioni o se continuare verso gli altri passi. Scegliendo questa seconda opzione, la strada diventa sempre più rettilinea e conduce ad una delle località principali delle alpi francesi, Briançon. Attenzione agli autovelox, non rari su quella strada.
Raggiunta la città si ripropone lo stesso dilemma di Bourg-Saint-Maurice, rientrare in Italia o proseguire l’itinerario in terra francese. Se si vuole (o si deve…) rientrare, da Briançon alcuni piacevoli tornanti conducono al colle del Monginevro, per poi scendere a Claviere e quindi a Oulx, dove si può prendere l’autostrada A32 in direzione Susa e Torino.
Se invece non si è tirati con i tempi, a Briançon la scelta migliore è quella di proseguire per il Col de l’Izoard, uno dei passi più belli, divertenti e particolari che le alpi ci offrono. Ma quello sarà un altro racconto…
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Alessandro Nava





