lunedì, Febbraio 6, 2023
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Casey Stoner contro Ducati e la MotoGP 2021

Casey Stoner affonda contro Ducati e la MotoGP del 2021. Ritiratosi a fine 2012, Ai microfoni di Bike Magazine, l’australiano non le manda a dire neppure stavolta.

Una vita difficile

Se c’è un pilota che ha sempre evitato la melassa della diplomazia, sia in carriera che dopo, costui è proprio Casey Stoner. Lo sanno bene i suoi tecnici, i manager dei team per i quali ha corso (Lucio Cecchinello in primis) e i media. Questo suo carattere risolutivo si ripercuote sul suo stile di guida: forte di un percorso difficile, tramite mezzi non sempre di prim’ordine, Casey Stoner ha spesso dovuto arginare le lacune tecniche dei suoi mezzi.

Casey Stoner #27:

“Oggi i piloti pretendono che la moto si adatti a loro, mentre non capiscono di dover andar loro incontro alla moto. Io andavo forte perché avevo più capacità di adattamento dei miei colleghi. Non avevo un solo stile. Oggi invece, ciascun pilota pretende di valorizzare i suoi punti di forza, su piste di ogni tipo. Non è un caso che da una gara all’altra, molti piloti passino dalla vittoria alle retrovie.”

Cartellino rosso

La stessa Ducati Desmosedici GP7 era un mezzo tutt’altro che perfetto (a meno che non la si giudicasse sui soli rettilinei) eppure Casey è stato l’ultimo pilota a vincerci un campionato mondiale, nel 2007. Tra lui e la casa di Borgo Panigale (BO) i rapporti s’incrinarono nel 2009, al tempo della sua malattia. A fine 2010, i 2 presero strade diverse. E dopo una successiva parentesi come collaudatore, Casey torna a tuonare contro Ducati.

Casey Stoner #27:

“Non rispettavano me, al tempo e non rispettano i piloti, oggi. Pensano di avere la moto migliore. E tra alette ed altri strumenti, la moto è davvero brutta.”

Sezione aurea

Il nesso fra le critiche a Ducati e alla MotoGP 2021 è un eccesso di sovrastrutture tecniche e filtri artificiali tra moto e pilota: secondo Casey stoner, falsano i reali valori in campo.

Casey Stoner #27:

“Vorrei che ci fosse una connessione diretta fra polso e motore. Invece, tra l’elettronica che gestisce l’erogazione e le alette che tengono giù l’avantreno, nessun pilota riesce ad ascoltare davvero la moto. Ormai, si somigliano tutte molto tra loro.”

Federico Trombetti
Federico Trombetti
Federico Trombetti nasce in provincia di Roma nel 1992. Il suo paese sorge in prossimità di un aeroporto e forse nasce da qui la sua passione per i viaggi. Studente perenne di qualsiasi argomento gli capiti a tiro, ha 3 grandi amori: la Scrittura, nella quale si cimenta dal 1° anno di liceo, con poesie e brevi componimenti, sino a scrivere il suo primo romanzo a 17 anni e il secondo a 22 (magari un giorno li pubblicherà…); la Filosofia; i Motori, per i quali spende buona parte del suo denaro e del suo tempo libero. A 10 anni nasce l’amore per il motociclismo, a 14 il primo motorino, a 22 la prima giornata in pista. Qualche gara amatoriale e la costante voglia di migliorarsi. Grande appassionato di Musica, Cinema, Teatro e Cucina. Non sopporta i luoghi comuni, gli alcolici e la filosofia del “tutto o niente”.

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